giovedì 5 maggio 2016

Essere poeti, 3: Fosca Massucco


È di Fosca Massucco la terza testimonianza sulla poesia nata dalle domande che i miei alunni di seconda C del Liceo Scientifico Bérard di Aosta hanno elaborato.


1)    Da cosa e in quali momenti può nascere l'ispirazione poetica?
Non sono ancora riuscita a identificare precisamente “che cosa” sia l’ispirazione poetica; se ti riferisci al momento in cui le immagini che mi scorrono quotidianamente davanti agli occhi assumono un significato “oltre” il quotidiano, pur rimanendo sempre identiche a loro stesse, ebbene, accade a casaccio, quasi sempre quando smetto di rincorrerle.

2)    Che cosa nella stesura di una poesia viene prima: un’immagine, un’idea, o la scelta di una forma particolare?
Di certo l’immagine: è lei che si impone e richiede l’attenzione di un significato nuovo.

3)    Che ruolo riveste la casualità nella composizione di un testo poetico?
Pressoché nessun ruolo: mi capita raramente di lasciare al caso qualcosa, fatte salve quelle rare combinazioni per cui il suono della parola diventa per caso (appunto) più importante del significato stesso.

4)    Quali sentimenti prova durante la stesura di una poesia?
La scrittura provoca spesso uno stato di sottile esaltazione mentre avviene: per tale motivo resisto a lungo alla tentazione delle rilettura e della correzione (processi questi che per me possono durare anche mesi), fino a quando sono matematicamente certa che del testo scritto non sono più entusiasta - sono quindi in grado di scoprirne magagne e difetti che, in preda alla prima esaltazione, non avrei mai visto.

5)    La scelta del titolo del componimento avviene prima o dopo la stesura?
Non avviene, odio dare titoli a qualsiasi testo poetico – lo trasforma automaticamente in un “temino scolastico”; penso sia più che sufficiente il primo verso per identificare un buon testo.

6)    Quale influenza sta esercitando internet sulla poesia contemporanea?
Un’influenza positiva per quanto attiene la diffusione dei testi e il raggiungimento di molte più persone rispetto al passaparola o allo scaffale della libreria, con il temibile rovescio della medaglia che tutti si sentono autorizzati a comporre versi indiscriminatamente ed a propinarli senza criterio mediante ogni forma di comunicazione di massa, aspettando un riconoscimento corale che non avviene quasi mai.

7)    A suo parere, come si può distinguere un buon poeta da un poeta mediocre?
Leggendo e studiando tanta, tantissima poesia – la scelta poi si fa da sé in modo pressochè automatico, come in tutte le forme d’arte.

8)    Qual è la relazione tra la sua poesia e la tradizione poetica italiana?
Studio l’eredità di Zanzotto e della Campo e se riesco a impararla e a restituire un minimo di significato personalizzato, per questa vita sono a posto.

9)    Da poeta, come giudica i testi delle canzoni? Li ritiene vera poesia?
A parte rarissimi casi di contaminazione (mi vengono in mente la personale Spoon River di De Andrè o la traduzione in musica di Yeats da parte di Branduardi ma poco altro…), non ritengo che i testi delle canzoni siano “poesia”. Sono testi, magari molto interessanti e curati, ma per loro stessa natura (sennò sarebbero canzoni mal riuscite) asserviti alla musica.

10)Come vive la critica relativa alla sua produzione poetica?
Dipende da chi la muove, nel bene e nel male. Mi preoccupa di più la critica positiva di una persona che non stimo che la critica feroce di un poeta o di un letterato che amo.

11)Ha mai avuto ripensamenti in seguito alla pubblicazione di una sua poesia?

Per ora no, sono così tremendamente lenta nella scrittura e nella pubblicazione che i ripensamenti cerco di lasciarmeli già tutti alle spalle quando un editore manda in stampa.

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