martedì 14 dicembre 2010

"Rapsodia su un solo tema": le recensioni di Vittorio Caffè

Non conosco Vittorio Caffè. Vedo che è molto attivo su amazon e ibs, come lettore di libri e ascoltatore di musica. Non so nemmeno come raggiungerlo per ringraziarlo dei giudizi molto positivi che ha espresso sul mio "Rapsodia su un solo tema" prima su ibs.it poi sul neonato amazon.it; se cito qui le sue parole è anche per comunicargli la mia gratitudine.
Ha scritto dapprima su ibs: "Non capita spesso di leggere un romanzo italiano che ti tira dall'inizio alla fine, che è scritto bene, che ha idee profonde, che ha passione e maturità, che non corre appresso alle mode e non cerca di tenere in piedi la storia puntando sul giallo. Ma capita, e quando succede, come in questo caso, è una gran soddisfazione. Bravo Morandini! (Ma forse il mio giudizio è influenzato dal fatto che mi piace la musica contemporanea e detesto la techno-music, come l'autore...)".
Scopro oggi su amazon.it un'altra scheda a suo nome:
"Bravo non solo per aver scritto un romanzo non banale, e trattando un argomento tutt'altro che di moda. Non ha scritto un giallo con addentellati politici, né un libro sui rapper. Ha scritto un romanzo dalla struttura insolita sulla musica contemporanea, quella che quasi nessuno ascolta ma che Morandini dimostra di conoscere benissimo. E lo ha fatto, e qui sta la doppia bravura, con una tenuta di stile considerevole.
La storia ruota attorno a due musicisti: un vecchio compositore russo, sopravvissuto alle purghe staliniane e a mille umiliazioni, semidimenticato, prossimo alla morte; e un giovane musicista e musicologo americano, ammiratore del vecchio maestro, gay e anche lui alle prese con un mondo che della sua arte non sa che farsene. Questo l'elemento che accomuna i due, diversissimi; come Dvornikov non poteva far eseguire la sua musica perché disapprovata dal regime stalinista, il giovane compositore americano non riesce a far arrivare la sua musica che a pochi addetti ai lavori, in un'epoca in cui dominano il rap, l'hip hop e la techno da discoteca. Sembrano due situazioni diverse, ma si ripete il dramma dell'artista misconosciuto e incompreso.
Altro ancora c'è in questo romanzo scritto come un'intervista intervallata da pagine di un diario. Altro che trapela dalle risposte spesso evasive di Dvornikov; e così questo dialogo tra musicisti diventa anche ricerca di una verità dimenticata, imbarazzante, sepolta dalle macerie della storia.
Complimenti a Morandini per aver scritto questo libro; di italiani che hanno qualcosa da dire e lo sanno dire tanto bene non è che ce ne siano poi tantissimi".
Che dire? Grazie, Vittorio!

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