mercoledì 16 marzo 2011

Dall'intervista su "Il divano muccato"

Riporto le ultime tre risposte della piacevole intervista pubblucata su "Il divano muccato. Dove gli scrittori si raccontano", di Luca Artioli, http://ildivanomuccato.wordpress.com/?page_id=144&preview=true.


8 ) UN VIAGGIO
Ogni tanto mi impongo di far viaggiare i miei personaggi. Una certa tendenza agorafobica mi spingerebbe a tenerli reclusi in interni piuttosto soffocanti, anche poco illuminati. Per correggere questa tendenza, via, aria!, li sbatto fuori di casa e li conduco in peregrinazioni di cui talvolta a essi stessi sfugge il senso.
Per ora, il mio personaggio che ha viaggiato di più è di sicuro Ethan Prescott, in “Rapsodia su un solo tema”; il suo è un viaggio iniziatico, in un certo senso, a ritroso nel tempo (aereo, treno, a piedi…), fatto per rimuginare, prendere tempo, contemplare o immaginare.
Ma i veri picari devono ancora arrivare – in “A gran giornate”, ancora inedito, è tutto un via vai verso luoghi sempre più improbabili – e chissà se arriveranno mai.
Ma forse mi chiedevi dei miei viaggi. Non sono avventuroso, no. Viaggiare mi piace, ma solo se posso contare su un’accurata programmazione di ogni aspetto – in questo mia moglie è preziosa. Negli ultimi anni abbiamo visitato grandi città europee, per abbuffarci di cultura e bellezza.

9) UN MOTTO
Ti confesso che questa è la domanda più difficile…
Scarto subito l’autocitazione, un po’ per pudore un po’ perché non sono un sentenzioso. La prima idea è di buttarmi sul tolle-lege alla Sant’Agostino (ci provo, infatti, con i libri che mi sono più cari: ma non ne ricavo niente di buono, o almeno niente di citabile qui).
Potrei cavarmela con qualche colta citazione coerente con le mie risposte precedenti (che so, il “Siamo tutti nani sulle spalle di giganti” di Alberto Magno, molto carino ma di recente piuttosto abusato, o il montaliano “La vita oscilla tra il sublime e l’immondo/ con qualche propensione per il secondo”).
Ripiego alla fine sul folgorante “Davvero?”
È l’ultima parola del libro che sto leggendo ora, “Sangue in sala da pranzo” di Gertrude Stein (nella traduzione di Benedetta Bini). Veramente la Stein, che detestava i punti interrogativi, ha scritto “Are they.” in risposta alla frase precedente (“No one is amiss after servants are changed.”). Ma in quel “Davvero?” della Bini io leggo tutto un mondo di curiosità e di dubbi, di petulanze, di rovelli, che in fondo è la letteratura.

10) PROGETTI
Continuare a scrivere, naturalmente, e continuare a lavorare sulla scrittura. Praticare ancora i racconti e i romanzi brevi, che amo per la loro consolante leggerezza, e intanto mettere da parte pagine e spunti per romanzoni più ambiziosi.
Un romanzo breve è in uscita a marzo per la collana “Inchiostro rosso” di Agenzia X: mi sono divertito, ne “Il sangue del tiranno”, a sparigliare le carte in un genere che non pratico spesso. Un paio di racconti sarà invece disponibile a giorni sul “Jukebooks” di Quinta di copertina. Poi c’è il progetto con Marta Raviglia, una splendida cantante non solo jazz, e Simone Sbarzella, le “Dodici variazioni sul sangue” (il nostro “Pierrot lunaire”, diciamo; io sarei l’Albert Giraud della situazione), di cui ad aprile si dovrebbe già ascoltare qualche brano in concerto.

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