venerdì 12 giugno 2015

Da Zibaldoni: "Tutto il mondo è teatro"

Riprendo la parte finale del pezzo recentemente apparso sulla rivista "Zibaldoni e altre meraviglie", diretta da Enrico De Vivo, all'interno della mia rubrica "Da una provincia di confine". L'invito, come sempre, è di cercare il resto dell'articolo sull'eccellente rivista, che è tutta da  leggere. 

(…)
So che certe notti, terminato lo spettacolo, dopo una cena in trattoria, se non devono salire subito sul pulmino per una matinée dell’indomani, gli attori vanno a letto negli alberghi a due stelle (a una, anche) e sognano. Alcuni sognano spettacoli folli, certe cose fatte in gioventù, i Beckett, i Pinter, nel silenzio totale, nella tensione vibrante di rispetto di un pubblico rapito. A volte sognano di incontrare qualche vecchio vate ormai morto (stanotte un Bene, uno Strehler o un Eduardo domani notte) e di parlare di scene e copioni come se nulla fosse. Sognano, a volte, realizzazioni folli, un Moby Dick di sette ore, un’Iliade di dieci, un Gargantua di tredici ore senza intervallo, un Dante più Milton più Blake di due giorni ininterrotti, Strindberg integrale tutto di seguito recitato sotto ipnosi, tutti nudi e stremati a picchiarsi e sanguinare e imprecare su un palcoscenico grande quanto un’intera città – oppure, al contrario, immaginano un Molière liofilizzato di venti minuti, un Alfieri ridotto a tragedie in due battute, un Gozzi (Gozzi, pensa te!) messo su in una pista di circo… E, soprattutto, in quei sogni bellissimi, non hanno nessuna sensazione di essere come sotto esame, di essere sottoposti a un’interrogazione, e non solo dalle professoresse che a teatro non andrebbero mai di loro spontanea volontà perché hanno da correggere compiti e da guardare i talk show e da mandare sms ai parenti, ma anche dagli alunni, che se tanto tanto conoscono l’opera da cui è tratto lo spettacolo si trasformano subito, ma forse lo abbiamo già detto, in censori retrivi e bacchettoni, e se qualcosa si distacca da quanto, bontà loro, hanno studiato diventano avvocateschi e gridano allo scandalo.
Qualcuno di quegli attori, per la verità, lo fa, di passare dalla fantasticheria alla realtà. Accade che, nelle tournée massacranti che li portano in ogni parte d’Italia ovunque vi sia una scuola media o un mezzo liceo, accade – dicevo – che vi sia un giorno di pausa, di inerzia, un buco nel calendario. Allora, di nascosto, nel vecchio teatro vuoto che l’indomani si riempirà di schiamazzi e cose lanciate e professoresse che zittiscono, ecco che gli attori entrano alla chetichella, come in trance, con un’emozione che non provavano più da un pezzo, e recitano per se stessi, e ognuno per conto suo, le parti che non potranno mai più recitare per nessun altro.

http://www.zibaldoni.it/2015/05/17/tutto-il-mondo-e-teatro/

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