martedì 30 giugno 2015

Da FuoriAsse n. 14: Giorgio Specioso

Giorgio Specioso, “Dinosauri”
Baldini & Castoldi, 2015

Giorgio Specioso, con il suo primo romanzo, lavora con accanimento e una buona dose di perfidia sul senso dell’attesa. Noi, che da bambini adoravamo i rettili preistorici e sognavamo di incontrarne davvero, ci caschiamo subito, e con gratitudine. La copertina presenta una sagoma di tirannosauro o affine dentro la quale, oltre al nome dell’autore, compare il titolo dell’opera, “Dinosauri” appunto. Una bandella generosa di spoiler parla senza pudore di “enormi bestie estinte da milioni di anni” che dalla Preistoria, a seguito di un misterioso passaggio temporale denominato “Secondo Grande Evento Nebbioso” (il Primo Evento, assai più innocuo, aveva catapultato sulla terra una quantità inverosimile di memorabilia dagli anni Settanta), minacciano l’oggi, aggirandosi all’orizzonte. Qua e là, nella narrazione, si citano annunci dal Bollettino radio che parlano di avanzata di creature mostruose che niente e nessuno (nemmeno i Pompieri! nemmeno i volontari accorsi da tutta Italia!) riescono a fermare. Il protagonista, Beniamino, un giorno incappa perfino in uno di essi, un cucciolo di specie indefinibile, lo mette sotto con l’automobile, lo lascia agonizzare, e noi tutti temiamo che la madre del cucciolo arrivi inferocita (ma no, sarebbe troppo presto, sarebbe troppo ovvio, e questo non è un romanzo di Crichton).
Questo non è un romanzo di Crichton, appunto, e nemmeno di Verne o di Conan Doyle. I dinosauri restano fisicamente al di là dell’orizzonte, vaghi e pressanti, e di essi percepiamo non la presenza, ma gli effetti dell’attesa del loro arrivo sulle loro prossime vittime. Specioso dilata (vivacizzandolo con dialoghi brillanti, con situazioni piacevolmente grottesche) la parte iniziale di ogni romanzo-d’avventura-con-creature-mostruose, quella in cui l’attenzione del lettore è vigile e la sua disposizione d’animo ideale, e in cui ci si può anche permettere qualche divagazione, qualche momento di assestamento, perché prima o poi… Ecco, prima o poi il libro finisce e i dinosauri non si sono fatti vedere (esagero con gli spoiler? Ma questo è un bel romanzo, che regge bene lo spoiler in virtù delle sue qualità narrative). I dinosauri, insomma, ce li siamo sentiti noi alle spalle, sin da quando abbiamo adocchiato il libro di Specioso su uno scaffale e lo abbiamo preso in mano con l’intenzione di lasciarci illudere, e l’autore può andar fiero di questo risultato.
Più mostruosa dei mostri è in realtà la vita d’ufficio descritta da Specioso: va bene, tanti altri hanno descritto l’assurdità ritualizzata di quell’inferno che è il mondo della burocrazia, dell’industria, dei colletti bianchi, del settore terziario, e non pochi hanno usato le armi del grottesco per evidenziarne la crudeltà. Specioso, di suo, oltre a una certa grazia veloce nel dipingere momenti di pura follia aziendale, ci aggiunge una coloratura sessuale compulsiva e ricattatoria che diverte e mette tristezza allo stesso tempo. Da questo mondo molto primitivo e insomma preistorico, tutto tensioni trattenute, rapporti di forza vischiosi, rituali insensati e sveltine consumate dove capita, il protagonista (ma anche la moglie Giorgia, in altri uffici) trova finalmente la forza di scappare, grazie all’emergenza-dinosauri di cui si parlava. E chissà se Specioso ha in mente l’antica, preistorica commedia di Silvano Ambrogi, “I burosauri”, che nel 1962 già tesseva un filo tra rettili del Giurassico e mondo dell’amministrazione (quella pubblica, nella commedia di una certa fortuna, legata a un mondo scomparso da un pezzo nelle dinamiche, non nei vizi). Forse no: ma certo il trait d’union, mai dichiarato esplicitamente, sembra solido: la vera giungla primeva è quella della vita d’azienda, i dinosauri sono già tra noi, siamo noi, e ci stiamo già azzannando gli uni con gli altri; la competitività e il carrierismo amorale di oggi, la frenesia e il perdurante e molto contemporaneo senso di precarietà non fanno che aggiungere ferocia a ferocia. (A conferma di quanto la metafora giurassica sia collosa: vi è un altro “Dinosauri” in libreria, un saggio giornalistico firmato da Corrado Giustiniani e pubblicato da Sperling & Kupfer, sui “Superburocrati di Stato”: la copertina ricorda perfino quella di Specioso).

Specioso non avrà in mente quella vetusta commediola, ma certo avrà altri riferimenti. Il suo libro, senza ostentarlo troppo, allinea omaggi e ammiccamenti a mondi letterari e cinematografici disparati, in un gioco di contaminatio allegramente postmoderno (anzi, se vogliamo, postpostmoderno): Crichton lo abbiamo già citato, ci sarebbe anche King (Stephen), con l’idea della nebbia da cui escono creature di volta in volta diverse (“The Mist”, ricordate?). E il bunker in cui nell’ultima parte del romanzo la famiglia del protagonista e altri pazienti del terapeuta Silvano si rifugiano ricorda altri film, altri romanzi. Crichton, King: sono tutti portentosi frullatori di idee già usate da altri, o se volete di miti già condivisi. E dunque Specioso contamina il già contaminato, gioca non al quadrato ma alla terza con insinuanti ossessioni collettive. Lo fa con invidiabile levità e con una condivisibile malinconia di fondo.

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