Giorgio Specioso, “Dinosauri”
Baldini & Castoldi, 2015
Giorgio Specioso, con il
suo primo romanzo, lavora con accanimento e una buona dose di perfidia sul
senso dell’attesa. Noi, che da bambini adoravamo i rettili preistorici e
sognavamo di incontrarne davvero, ci caschiamo subito, e con gratitudine. La
copertina presenta una sagoma di tirannosauro o affine dentro la quale, oltre
al nome dell’autore, compare il titolo dell’opera, “Dinosauri” appunto. Una
bandella generosa di spoiler parla senza pudore di “enormi bestie estinte da
milioni di anni” che dalla Preistoria, a seguito di un misterioso passaggio
temporale denominato “Secondo Grande Evento Nebbioso” (il Primo Evento, assai
più innocuo, aveva catapultato sulla terra una quantità inverosimile di memorabilia dagli anni Settanta),
minacciano l’oggi, aggirandosi all’orizzonte. Qua e là, nella narrazione, si
citano annunci dal Bollettino radio che parlano di avanzata di creature
mostruose che niente e nessuno (nemmeno i Pompieri! nemmeno i volontari accorsi
da tutta Italia!) riescono a fermare. Il protagonista, Beniamino, un giorno incappa
perfino in uno di essi, un cucciolo di specie indefinibile, lo mette sotto con
l’automobile, lo lascia agonizzare, e noi tutti temiamo che la madre del
cucciolo arrivi inferocita (ma no, sarebbe troppo presto, sarebbe troppo ovvio,
e questo non è un romanzo di Crichton).
Questo non è un romanzo
di Crichton, appunto, e nemmeno di Verne o di Conan Doyle. I dinosauri restano
fisicamente al di là dell’orizzonte, vaghi e pressanti, e di essi percepiamo
non la presenza, ma gli effetti dell’attesa del loro arrivo sulle loro prossime
vittime. Specioso dilata (vivacizzandolo con dialoghi brillanti, con situazioni
piacevolmente grottesche) la parte iniziale di ogni
romanzo-d’avventura-con-creature-mostruose, quella in cui l’attenzione del
lettore è vigile e la sua disposizione d’animo ideale, e in cui ci si può anche
permettere qualche divagazione, qualche momento di assestamento, perché prima o
poi… Ecco, prima o poi il libro finisce e i dinosauri non si sono fatti vedere
(esagero con gli spoiler? Ma questo è un bel romanzo, che regge bene lo spoiler
in virtù delle sue qualità narrative). I dinosauri, insomma, ce li siamo
sentiti noi alle spalle, sin da quando abbiamo adocchiato il libro di Specioso su
uno scaffale e lo abbiamo preso in mano con l’intenzione di lasciarci illudere,
e l’autore può andar fiero di questo risultato.
Più mostruosa dei mostri
è in realtà la vita d’ufficio descritta da Specioso: va bene, tanti altri hanno
descritto l’assurdità ritualizzata di quell’inferno che è il mondo della
burocrazia, dell’industria, dei colletti bianchi, del settore terziario, e non
pochi hanno usato le armi del grottesco per evidenziarne la crudeltà. Specioso,
di suo, oltre a una certa grazia veloce nel dipingere momenti di pura follia
aziendale, ci aggiunge una coloratura sessuale compulsiva e ricattatoria che diverte
e mette tristezza allo stesso tempo. Da questo mondo molto primitivo e insomma preistorico, tutto tensioni trattenute,
rapporti di forza vischiosi, rituali insensati e sveltine consumate dove capita,
il protagonista (ma anche la moglie Giorgia, in altri uffici) trova finalmente
la forza di scappare, grazie all’emergenza-dinosauri di cui si parlava. E
chissà se Specioso ha in mente l’antica, preistorica
commedia di Silvano Ambrogi, “I burosauri”, che nel 1962 già tesseva un filo
tra rettili del Giurassico e mondo dell’amministrazione (quella pubblica, nella
commedia di una certa fortuna, legata a un mondo scomparso da un pezzo nelle
dinamiche, non nei vizi). Forse no: ma certo il trait d’union, mai dichiarato esplicitamente, sembra solido: la
vera giungla primeva è quella della vita d’azienda, i dinosauri sono già tra
noi, siamo noi, e ci stiamo già azzannando gli uni con gli altri; la
competitività e il carrierismo amorale di oggi, la frenesia e il perdurante e
molto contemporaneo senso di precarietà non fanno che aggiungere ferocia a
ferocia. (A conferma di quanto la metafora giurassica sia collosa: vi è un
altro “Dinosauri” in libreria, un saggio giornalistico firmato da Corrado
Giustiniani e pubblicato da Sperling & Kupfer, sui “Superburocrati di
Stato”: la copertina ricorda perfino quella di Specioso).
Specioso non avrà in
mente quella vetusta commediola, ma certo avrà altri riferimenti. Il suo libro,
senza ostentarlo troppo, allinea omaggi e ammiccamenti a mondi letterari e
cinematografici disparati, in un gioco di contaminatio
allegramente postmoderno (anzi, se vogliamo, postpostmoderno): Crichton lo
abbiamo già citato, ci sarebbe anche King (Stephen), con l’idea della nebbia da
cui escono creature di volta in volta diverse (“The Mist”, ricordate?). E il
bunker in cui nell’ultima parte del romanzo la famiglia del protagonista e
altri pazienti del terapeuta Silvano si rifugiano ricorda altri film, altri
romanzi. Crichton, King: sono tutti portentosi frullatori di idee già usate da
altri, o se volete di miti già condivisi. E dunque Specioso contamina il già
contaminato, gioca non al quadrato ma alla terza con insinuanti ossessioni
collettive. Lo fa con invidiabile levità e con una condivisibile malinconia di
fondo.

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