sabato 26 dicembre 2015

Ascolti: UGO, Urban Killas

Tra le uscite più recenti dell’etichetta AUT, che produce musiche di confine, o meglio sconfinanti e sempre inclassificabili, due progetti in particolare mi hanno colpito e attirato.

Il trio UGO (Federico Eterno al sax contralto e al clarinetto, Marco Papa alla chitarra elettrica, Gioele Pagliaccia alla batteria) in “Fish Tales” si mostra incline alla caricatura, alla smorfia sarcastica più che al sorriso condiscendente. La sua tavolozza è varia, non si nega riferimenti eclettici a generi e mode. Ed ecco allora funk destrutturati, congestioni rock, dilatazioni ambient, musica da film o da telefilm, anche marcette e musiche da sagra paesana, anche swing, purché sempre virgolettato, manipolato. Ci si imbatte in passaggi bruschi, contrasti e stridori: ogni traccia è in realtà patchwork di diverse musiche, come prodotte dal nervosismo di un ascoltatore con la mano sulla manopola della radio. Allo sviluppo jazzistico di temi si alternano momenti di improvvisazione (soprattutto nelle tracce di raccordo) in cui gli interpreti esplorano le possibilità sonore dei loro strumenti.


In “Down On Earth” l’altro gruppo, URBAN KILLAS (Yuri Argentino al sax tenore e baritono, Andrea Vedovato alla chitarra, Riccardo Di Vinci al basso e al contrabbasso, Simone Sferruzza alla batteria, con episodiche incursioni di Tony Cattano e di altri), ricorre ad analoghe combinazioni timbriche, ma con effetti profondamente diversi. Assai meno disponibile alla parodia e all’eclettismo, pratica una musica “urbana”, fortemente ritmica, anche qui ispiratrice a un funk continuamente rimesso in discussione e a un rock rumoristico. È musica che sembra promanare dal traffico all’ora di punta, dallo schiamazzo notturno, dal passaggio di spazzatrici di prima mattina, dallo sferragliare delle metropolitane, dalla sovrapposizione di musicisti ambulanti ai riverberi di altre musiche provenienti dai locali pubblici. Le tracce da una parte alludono a un equilibrio architettonico, anche freddo, dall’altra scombinano tutto, rovistano nel caos metropolitano: se per un attimo si guarda attoniti in alto, verso le cime dei grattacieli, subito dopo ci si scopre a calpestare il pattume dei senzatetto.


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