sabato 14 febbraio 2009

Farfalle, 1

Catturare lepidotteri non è facile. Prima di tutto i lepidotteri non si lasciano prendere volentieri, e su questo non discuto. Ci sono in giro tanti collezionisti che amano infilzarli con uno spillo dentro teche lignee quando ancora sono vivi; vivi, perché così i colori si conservano meglio - dicono. Altri, più inetti, li sfracellano stringendoli per le ali con le dita, e sono costretti a raccoglierne dozzine di ogni esemplare, per salvarne almeno uno. E infilzarlo, sempre e comunque, in una teca lignea.

Be', io non faccio così. Voglio dire, anch'io appendo farfalle colorate alle pareti, ma preferisco fotografarle all'aria aperta, e lasciarle poi libere. Hanno già una vita così breve per conto loro, povere farfalline. Giusto il tempo di stiracchiarsi le ali dopo una lunga infanzia da vermiciattoli e una adolescenza sonnacchiosa da crisalidi, volteggiare qualche ora - qualche giorno nei casi più longevi - da un fiore all'altro, mangiare qualcosina, praticare un po' di sesso - in volo o a terra, a seconda dei gusti -, ed è finita. Stop. Amen. Si stampano a poco a poco sulla terra, con delicatezza - sono farfalle, dopotutto, no? - e ingrigiscono malinconicamente fino a tornare tutt'uno con la la terra, la gran madre, il ciclo continuo, nulla si crea e nulla si distrugge, eccetera. E io dovrei contribuire a render loro l'esistenza ancora più labile?

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