martedì 3 febbraio 2009

Wunderkammer, 6

Può accadere, rovistando nelle bancarelle di libri usati, di imbattersi nella ristampa delle ventisette Tabulae anatomicae di Pietro Berrettini, o Pietro da Cortona, pittore barocchissimo. Io le ho scovate nel bookshop del Museo di Anatomia di Torino, di cui, prima o poi, parlerò. Sono opere che uniscono un certo gusto pittorico e compositivo a una forte precisione anatomica, o almeno a un forte desiderio di precisione anatomica (dietro, o accanto, al Berrettini pare abbia agito con consigli e aggiustamenti Nicolas Larcher, chirurgo al Santo Spirito in Sassia a Roma – lo leggo nella nota di R. P. Ciardi che accompagna l’edizione italiana a cura dell’Editore Pacini).



I personaggi delle tavole sono uomini (tutti maschi, tranne l’ultima della serie, una donna gravida che mostra tra le interiora un feto inusitatamente fanciullesco), uomini che abitano rovine di templi romani, si appoggiano con compostezza a colonne, salgono gradini, siedono reggendo specchi o altre riproduzioni. La loro nudità è totale. Le loro pelli sono levate, a rivelare gli strati sottostanti, le nervature, le fasce di muscoli, i grumi ghiandolari. Essi stessi, con garbo, intervengono con le dita a scostare gli strati più esterni, per rivelare pieghe più intime, attorcigliamenti di viscere, gravare di organi e organuli, e altre fasce e altre nervature, fino all’osso, e oltre. I più zelanti sollevano da sé i propri sterni e divaricano i propri costati. Nulla, nei loro sguardi privi di palpebre, o nelle loro posture di languido contegno, tradisce sofferenza. Vien da pensare che si siano preoccupati essi stessi, poco prima di essere ritratti, di scorticarsi e incidersi, a edificazione degli studenti di anatomia; accanto a loro fluttuano ordinati nel disegno i reperti, i globi oculari, le ghiandole escisse, gli ingorghi di nervi e di arterie.



Dietro gli squarci, si intravedono scorci paesaggistici, corsi di fiumicelli sul limitare di boschetti, accenni di nuvole su cieli arcadici. Nelle ultime tavole, però, questa rappresentazione bucolica si filaccia, e tempietti e selve scompaiono, lasciando alla sola enumerazione degli organi il possesso della pagina. Sono tavole in cui, rotta l’illusione barocca, terminato l’ultimo atto del gran teatro della vita umana, restano solo più pezzi di carne, ordinati ma morti.


Nessun commento: