martedì 17 febbraio 2009

Farfalle, 2

E poi, vederle posate su un fiore - un languido fiore luminoso in un tardo pomeriggio d'estate, ad esempio, o un fresco pugno di petali bagnati in un primo mattino di primavera - è uno spettacolo che i collezionisti amanti dei lepidotteri morti e appuntati in una teca lignea non capiranno mai. In natura, i colori che su abiti, nell'arredamento di un interno o in un quadro ci sembrano inconciliabili, si sposano con un'armonia tale da bloccarti a bocca aperta, ristupidito. Il violetto sul blu, ad esempio. L'azzurro sull'arancio. Il rosso sul lilla sul verde. Il miracolo, alle volte, persiste anche sulla stampa della foto, o sullo schermo illuminato dal proiettore di diapositive. L'armonia imprevista dei colori, pur così fragile, non sempre si rompe nella riproduzione, e così riesco a portarmi a casa ogni tanto un piccolo miracolo di natura - e di tecnica fotografica, modestia a parte.

Ogni tanto, non sempre. E non è sempre questione di luce, di filtri, di obiettivi, di messa a fuoco o chissà di cos'altro. No, per queste cose sono bravina, me lo dicono tutti. E non è neanche un problema di tempi di posa, di soggetti che prendono il volo senza avvisare o si spostano di un millimetro mettendosi del tutto fuori fuoco, o chiudono le ali, o muoiono proprio lì e proprio in quel momento. Anzi, di solito le farfalle sono creature pazienti, e di solito si lasciano studiare come se fossero nate per ostentare bellezza agli altri esseri viventi, e lo sapessero, con un po' di civetteria innocente. No, il vero guaio è un altro. Si tratta di Morgo.

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