domenica 12 aprile 2009

Wunderkammer: Ceroplastica a Bologna

A Bologna vale la pena, anche nel senso della sofferenza, di visitare il museo delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo”. Vi si conservano le opere di ceroplasti insigni, che tra il XVII e il XVIII secolo hanno riprodotto sezioni anatomiche e prodigi teratologici, con una precisione che mozza il respiro. Tra questi, uno dei più sofisticati è Giuseppe Astorri, che con preparazioni che hanno richiesto mesi, e a volte anni di lavoro ha modellato deformità di feti o frutti di altre malformazioni congenite, ed effetti di malattie. Il suo volto tragicamente butterato di giovane colpita dal vaiolo, posto accanto ad altri busti, riproducenti gli effetti della scabbia, della pellagra, della lebbra di Comacchio (la lebbra di Comacchio!), dà brutalmente la coscienza di come doveva essere, nei secoli andati, vivere da poveri e da poverissimi, in ambienti malsani, in assenza di profilassi e di igiene; le parrucche che ricoprono quei poveri crani, i vestiti che fasciano quei busti e sotto cui la precisione del ceroplasta ha senz’altro nascosto altre manifestazioni dei morbi, incrementano il realismo della rappresentazione, e incidono a tagli nel nostro senso di pietà. A volte, in certi quadri d’insieme (il “Feto con placenta”, i casi di “Pseudo-ermafroditismo”, il “Pigopago”) sembra voler conciliare la freddezza dello sguardo scientifico con l’attenzione compositiva dell’artista, la composta ferocia della dissezione con la morbida (nel senso forse anche di morbosa) gentilezza del ritrattista. In questo, però, il fiorentino Clemente Susini, ben rappresentato a Bologna, si muoverà con maggiore consapevolezza già romantica, o almeno protoromantica.

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