sabato 4 aprile 2009

Un frammento

Colto dall’urgenza di elaborare la fine di un amore divorante e tempestoso, Rodolfo si accanì a scriverne: ricavandone, dopo giorni di sforzi, alcune pagine di appassionato livore, che nascose in un cassetto, com’era sua abitudine, per lasciarle decantare. Tornatovi sopra, a distanza di un mese, e trovatele troppo esuberanti, oltre che ancora troppo dolorose alla lettura, ne smussò i toni e i colori, e soprattutto ne rifinì il periodare. Un altro mese, e ci era sopra di nuovo, a rendere classicheggiante il dettato, armonico il cursus. Un altro anno, e ne risciacquò il lessico in qualche fiume di buona tradizione, lavorando di lima e di vocabolario.
Alla fine quelle poche pagine presero una coloritura algida, si effusero di una cristallina impassibilità, vestirono un distacco ieratico da quella lontana esperienza da cui pure avevano tratto origine. Rodolfo riusciva addirittura a sfogliarle senza sentirsi pungere di sofferenza nel centro del petto. Quando, la volta successiva, seppe leggere e nel contempo dimenticarsi dell’origine di tutto, o almeno illudersi di potersi dimenticare, decise che le pagine erano pronte per la diffusione e la pubblicazione.

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