sabato 19 settembre 2009

"Il punto interrogativo" (2)

...
Prima gli si gonfiarono le gote, poi la trachea, poi gli occhi. Gli vidi le mani ingrossarsi come guanti pompati da un compressore, l’addome dilatarsi, il petto espandersi.
I suoi compagni lo osservavano oscillanti tra la curiosità e un residuo di esasperazione. Qualcuno, per la verità, ridacchiava dinanzi a quello spettacolo, ma come di un fatto buffo – un cartello di insulti appeso alle spalle di un ignaro, o una chiazza di urina che si dilata sui calzoni di un fifone.
Quando vidi che Mantovani cominciava a levitare, tentai di afferrargli un braccio.
«Fermo, che fa?» gli dicevo, con il tono più rincuorante.
Quello tratteneva il respiro e non reagiva.
«Dove va? Guardi che non è il caso» insistevo.
Ora lo tenevo per un piede. Il suo capo giungeva a sfiorare la controsoffittatura ingrigita di polvere e decorata di matite, gomme da masticare e chissà che altro. Mantovani s’era gonfiato fino a riempire del tutto la felpa sformata e i pantaloni extralarge, e ora quegli indumenti lo stritolavano e rischiavano di aprirsi in squarci.
«Fermo, non se ne vada!» gli intimai, sempre sotto di lui, quando capii che stava galleggiando verso la finestra. «Chiudete, chiudete!» dissi a quelli dei banchi più vicini. Ma quelli, con un sorriso di scherno, non si mossero, e finsero di studiare su grossi libri che certo non erano della mia materia.
Mantovani ballonzolando si avvicinò alla finestra, batté e rimbalzò sulle pareti e sugli stipiti attorno, poi, prima che potessi chiudere, infilò la finestra e sparì fuori.

Mi guardai attorno: ma gli occhi degli altri allievi sembravano comunicarmi solo una vaga riprovazione.
La stessa espressione vidi nei colleghi a cui, allo scoccare dell’ora, corsi a raccontare della sparizione dell’alunno.
«Tipico» mi disse la Menadritto, di Storia dell’Arte. «Tipico di lui».
«Davvero?» dissi.
«Ci ha provato anche con me, il mese scorso. Ma sono stata svelta a chiudere la finestra, cosa credi?».
Ma qualcosa, un’esitazione lieve nella sua voce, mi fece supporre che mentisse, per non esser da meno di me.
«Però anche tu…» mi bisbigliò Santorsola, di Storia e Filosofia. «Sempre lì, a insistere, a rigirare il coltello nella piaga…».
«Io?».
«Tu, tu. Cosa pretendi da loro?».
«Qualche concetto non peregrino».
«E ti par poco? Non stupirti, poi, se quelli si gonfiano come pustole e spariscono dalla finestra. Al posto loro, farei lo stesso».
«Non dirmi niente, non voglio sapere niente!» reagì invece la Castagnoli Sanza, di Religione. Si raccontava che davanti a lei, l’anno prima, un alunno si fosse dissolto, proprio durante una disamina delle virtù teologali, e non se ne fosse ancora fatta una ragione.

(Troverai la versione integrale su http://www.collacolla.com/)

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