giovedì 17 settembre 2009

"Il punto interrogativo" (1)

Sul numero tre di http://www.collacolla.com/colla_3:il_punto_interrogativo è ospitato un mio racconto inedito, "Il punto interrogativo", appunto. Ne riporto oggi qualche pagina. http://www.collacolla.com, fondata da Marco Gigliotti, Stefano Peloso e Francesco Sparacino, è una rivista brillante e accurata, che presenta recensioni attente, interviste non scontate e bei racconti.


Quello che vidi quella mattina, però, sconfinò dai disordini a cui gli anni di insegnamento mi avevano abituato. Chiamai Mantovani alla cattedra, usando, come di consueto, il tono più accondiscendente, e allungando il miglior sorriso del mio repertorio. Mantovani si alzò, con le gote piene di un sospirone represso, e trascinò la sedia troppo piccola per lui fino alla cattedra. Vi si sedette con circospezione, sul bordo, a gambe strette, e attese.
«Tutto bene?» chiesi, e modulai un altro sorriso dei miei.
«Benissimo» disse lui.
Era solo. Mi capita, talvolta, di interrogare un solo alunno alla volta, soprattutto quando il tempo è scarso, il colloquio si annuncia laborioso, la valutazione è decisiva per la media, o semplicemente non sento l’affanno dei tempi troppo stretti, delle inderogabili scadenze della fine del quadrimestre. So che per alcuni la solitudine alla cattedra è un sollievo, perché non impone il confronto con compagni più zelanti, mentre per altri è una sofferenza, una condizione di abbandono in cui non si possono condividere le torture con nessun altro.
«Vuole che venga su qualcun altro a farle compagnia?» chiesi perciò. La frase, che era scherzosa, serviva solo a far percorrere la classe da un brivido di gelo, a ricondurre alla lezione presente quelli che già indulgevano a fantasticare o – con discrezione, certo – si curvavano a studiare altre materie.
Mantovani mi guardò storto, come se gli avessi proposto di tradire un amico.
«Non vuole? Chiamo io qualcun altro, allora?» insistetti, placido.
«No».
«Non si sente solo?».
«No».
«Come vuole».
Aprii il libro, in cerca di ispirazione. Scartai subito alcune domande troppo minuziose, poi altre troppo estese. Ecco, eccone una possibile, ampia, ma non generica – il genere di domanda a cui io, se mi fossi trovato nei panni di Mantovani, avrei voluto rispondere. Gliela porsi con un sorriso, e nel farlo suggerii già mezza risposta.
Lui però reagì sbiancando; per converso, i globi oculari gli si iniettarono di sangue, e le labbra virarono al violaceo. Biascicò qualche parola sconnessa, non del tutto incoerente, sembrò lasciarsi guidare dai miei aggiustamenti, riprender fiato, decongestionarsi; ma al secondo quesito ricadde nella confusione, ammutolì, si avvitò con ostinazione attorno a un concetto sbagliato, si fece aggressivo, e tornò livido.
Gli osservavo le vene del collo rilevarsi, risalire sopra gli zigomi e disegnargli la fronte.

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