lunedì 7 settembre 2009

Intervista su Houseofbooks.org (1)

Trascrivo parte dell'intervista a cura di Daze(d), che ringrazio anche qui, per la rivista letteraria http://www.houseofbooks.org.
La conversazione, piuttosto godibile, si è svolta su skype, il che spiega il minutaggio e anche la prevalenza della paratassi.
http://www.houseofbooks.org è un luogo piacevolissimo, animato da persone appassionate di libri e di vita.

[15.44.52] Daze Nina: vuoi parlarci del tuo primo libro?

[15.47.14] claudio.morandini: Sono molto affezionato a "Nora e le ombre", anche se mi rendo conto di avere scritto qualcosa di più ambizioso con "Le larve". "Nora" non è il mio primo romanzo, ma il primo di cui mi sono sentito sicuro dopo una fase di apprendistato (tre romanzi, che prima o poi butterò e non ci penserò più). Ci ho messo dentro davvero tutto quello che mi interessava affrontare, e molto di quello che mi piace leggere. Poi "Nora" era anche una specie di scommessa: il passaggio a una voce che non coincideva con la mia, o con qualcuno di molto simile a me: per questo ho scelto un personaggio femminile, in crisi spirituale e professionale.
Da "Nora" in poi ho evitato il più possibile l'autobiografismo, sforzandomi di entrare nella testa di personaggi molto diversi da me. Credo sia importante darsi questo obiettivo, se si vuole uscire da quella specie di malattia infantile della narrativa che è l'autobiografismo. La cosa interessante è che Nora è credibile: è una donna credibile, voglio dire, e me lo hanno confermato molte mie lettrici. Le contraddizioni e i lati in ombra del suo carattere la rendono ancora più "vera" - così almeno mi hanno detto.

[15.52.33] Daze Nina: Ne Le larve invece, il personaggio principale è un uomo. Anzi più generazioni di uomini.

[15.55.02] claudio.morandini: Sì, "Le larve" è partito come un gioco letterario, una rivisitazione della classica saga familiare. Ho seguito la linea maschile, e ho tracciato dei paesaggi mentali maschili, anche nel senso più greve del termine. In "Nora" gli uomini erano sullo sfondo, e non ci facevano una gran bella figura. Erano personaggi da farsa, burattini monomaniacali. Nelle "Larve" dominano, ma certo non ci fanno una figura migliore. Il protagonista de "Le larve" è un magnate abile nel trovare alibi ai propri errori. Dalla sua, ha la forza di un'istruzione superiore, una capacità retorica, il potere del danaro. Ma certo non ha una capacità di cogliere in senso morale il senso delle cose. Comunque, il gioco letterario delgi inizi si è presto caricato di sangue e di lacrime, e questo probabilmente ha salvato il romanzo e lo ha reso qualcosa di diverso e di sorprendente - anche per me, che lo vedevo crescere e cambiare e in un certo senso imporsi mentre lo scrivevo.

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