domenica 24 aprile 2016

Da Zibaldoni: "La veronica"

Riprendo una parte del pezzo - quasi un racconto - pubblicato di recente su "Zibaldoni e altre meraviglie". Il titolo è "La veronica", e il mio invito, come sempre, è di leggere il resto all'interno di quell'eccellente rivista.

Una sera, per dire, in palestra, durante il corso di GAG con cui cerco di frenare l’inesorabile declino fisico, vedo apparire un volto di santo barbuto sulla schiena di una signora davanti a me di qualche fila. Il sudore, cioè, le sta formando sulla canotta delle chiazze che riproducono nitidamente un volto maschile – gli occhi incavati, il taglio delle labbra e, attorno, la barba e lunghi boccoli. La comparsa di quella specie di veronica mi costringe a fermarmi per un momento.
Guardi, dico a una che sgambetta accanto a me.
Cosa?
Guardi!
Le indico la schiena chiazzata di sudore.
Quella? Non la conosco.
No, dico: guardi bene: non vede una faccia?
Vedo una schiena. Dai, su, non fermarti, che poi è peggio.
Non vede una faccia di santo?
Lei allora guarda meglio, strabuzza gli occhi.
Non ho i miei occhiali, ammette alla fine.
C’è una faccia di santo su quella schiena, dico.
Quale santo?
E che ne so? Un santo, comunque.
Di quelli con barba o senza?
Con barba.
Capelli?
Lunghi.
Mmm.
Lei strabuzza ancora gli occhi, poi prende coraggio e avanza fino alla signora con la faccia di santo sul dorso, la quale ignara di tutto continua a grondare e boccheggiare su e giù dallo step.
Non saprei, borbotta quando torna vicino a me.
Ci credo, dico io, le chiazze si stanno estendendo, non si vede più tanto bene.
Tutto quel movimento finisce per attirare l’attenzione di altre signore attorno.
Che succede? ci chiede una.
Lui ha visto una faccia di santo.
Dove?
Sulla schiena di quella là.
Quella quale?
Prima fila, seconda da destra.
Non la conosco.
Neanche io. Si è iscritta da poco.
Ora altre due o tre si concentrano su quella schiena.
Credo sia la cugina dell’insegnante di mio nipote. Matematica, o scienze.
Non fa la parrucchiera?
Non abita vicino a…
Ma la faccia, la vedete? insisto.
La faccia?
La faccia del santo!
La faccia… non saprei. Dovrei tenere su le lenti a contatto, ma qui ho paura di perderle, e…
Altre si fermano, guardano, chiedono informazioni alle vicine. Alla fine l’istruttrice smette di battere il tempo con le mani, allunga il collo verso di noi, e con un mezzo sorriso nervoso scende a vedere che cosa sta accadendo. A questo punto anche la signora che porta su di sé una faccia di santo si volta, e scopre di essere oggetto degli sguardi di quasi tutte.
Che c’è? ci chiede l’istruttrice, le mani sui fianchi come un personaggio di Goldoni.
Oh, nulla, cara, dice la tipa vicino a me. Questo giovanotto qui ha visto…
… Una faccia di un santo…
… sulla schiena di quella signora…
Sulla schiena mia? Una faccia di che cosa? Oddio…
La signora, come se si sentisse un grosso insetto camminare sul dorso, comincia a girare su se stessa, squittendo per l’agitazione, e con un braccio dietro le scapole e l’altro sopra una spalla cerca di scacciare l’intruso.
Aiuto, aiuto! strilla poi, mentre noi cerchiamo di rassicurarla.
Ma no, cara, non è niente, è…
… sarebbe…
… Un volto di un santo…
Forse, non dimenticatevi il forse…
… Il sudore, sai…
Lei si calma, finalmente, e quasi si accascia a terra.
Avevo capito uno di quegli insetti velenosi… dice tra le lacrime.
Ma no, ma no!

Tipo Testa di Morto, che so… Quelle cose lì, insomma… Dovrei chiedere al mio nipotino per essere più precisa… Sono brutte bestie, sapete…

http://www.zibaldoni.it/2016/04/05/la-veronica/

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