mercoledì 29 settembre 2010

Da "Letteratitudine": Erik Satie

Chissà se Erik Satie ha scritto davvero che si sarebbe vendicato con chi avesse osato leggere, o peggio recitare, le sue indicazioni agogiche ed espressive durante le esecuzioni delle sue musiche. È quello che ricordo io, e si sa, i ricordi spesso sono reinvenzioni. Fatto sta. In passato, dico più di trent’anni fa, quando esplose (riesplose, meglio) una sorta di moda Satie (o è un ricordo inventato anche questo?), ci furono concerti con voce recitante (il primo, e il migliore, è possibile sia stato Paolo Poli). E ricordo che quelle esecuzioni-letture lasciavano sempre un po’ di amaro in bocca, perché quelle didascalie così teneramente bizzarre sulla pagina diventavano, se lette o peggio recitate, un tantino insulse, come barzellette senza il finale.
Con understatement da vero dandy, Satie non avrebbe voluto dunque quelle letture, e avrebbe desiderato che quelle parole rimanessero soltanto negli occhi dell’interprete, come linee guida, come provocatorie parodie delle indicazioni agogiche tutte sentimento del secondo Ottocento.
Cominciamo da qualcosa di facile (di vicino, cioè, a normali indicazioni espressive). La prima delle Gnossiennes (1890), un Lent, così recita: “Très luisant – Questionnez – Du bout de la pensée – Postulez en vous-même – Pas à pas – Sur la langue” ; siamo dalle parti di un invito (garbato, sempre : Satie è un impeccabile gentleman, anche quando infila un proiettile in un cannone), un invito a un trattenersi, a un guardarsi e a un sentirsi dentro. Non importa se la musica sembra andare da tutt’altra parte. Anche la seconda Gnossienne esorta allo stesso esame di coscienza, con in più una sfumatura iniziale di stupore forse infantile: “Avec étonnement – Ne sortez pas – Dans une grande bonté – Plus intimement – Avec une légère intimité – Sans orgueil”.
La terza Gnossienne si spinge più in là: “Conseillez-vous soigneusement – Munissez-vous de clairvoyance – Seul, pendant un instant – De manière à obtenir un creux – Très perdu – Portez cela plus loin – Ouvrez la tète – Enfuissez le son”. A modo suo, è un percorso di intima ricerca (del suono? Di una purezza originaria? Di distacco? Di un possibile spiraglio di verità?).
Più narrativamente dense di spunti le pagine di Embrions desséchés, una sorta di versione striminzita e irridente della musica a programma. Nel primo brano, “D’Olothurie”, dopo una introduzione pseudoscientifica sull’oloturia, parte la musichetta, di affilata inconsistenza: e parte la storia. “Allez un peu – Sortie du matin – Il pleut – Le soleil est dans les nuages – Assez froid – Bien – Petit ronron – Quel joli rocher! – Il fait bon vivre – Comme un rossignol qui aurait mal aux dents – Rentrée du soir – il pleut – Le soleil n’est plus là – Pourvu qu’il ne revienne jamais – Assez froid – Bien – Petit ronron moqueur – C’était un bien joli rocher ! bien gluant ! – Ne me faites pas rire, brin de mousse : Vous ne chatouillez – Je n’ai pas de tabac – Heureusement que je ne fume pas – Grandiose – De votre mieux “.
Va bene, non è una grande storia, è un miscuglio di consigli e incoraggiamenti all’esecutore (“Meglio che potete”), richieste insensate (“Come un usignolo che abbia mal di denti!”) lepidezze e battutine. Più che queste ultime, mi piacciono quei riferimenti alla vita piacevolmente abitudinaria dell’oloturia – o del dandy in riva al mare, è quasi lo stesso.

Il secondo Embrion desséché di Erik Satie, “d’Edriophtalma”, presenta un quadretto quasi lafontainiano. Nella didascalia iniziale, si legge che “ces crustacés vivent, retirés du monde, dans des trous percés à travers les falaises”. Di conseguenza le indicazioni prevedono « Sombre – Il sont tous réunis – Que c’est triste ! – Un père de famille prend la parole – Ils se mettent tous à pleurer (Citation de la célèbre mazurka de Schubert) – Pauvres bêtes ! – comme il a bien parlé ! – Grand gémissement ».
(Il fatto che non esista nessuna celebre mazurka di Schubert, e che la presunta citazione sia tutto meno che una mazurka, rende definitivamente comico il patetismo del pezzo).

Nei ventuno aforismi di Sports et divertissements Satie va più in là: nell’edizione del 1914 mescola disegni, scrittura, musica. I disegni, essenzialissimi, sono suoi: e sua è la grafia precisa, con qualche tentazione di fioritura. E la musica ha ormai raggiunto un’olimpica inconsistenza, che talvolta gli interpreti delle incisioni discografiche si ostinano a riempire di senso, con il risultato di stravolgerla. « Scaramouche explique les beautés de l’état militaire – On y est fortement malin, dit-il – On fait peur aux civils – Et les galantes aventures! Et le reste ! – Quel beau métier ! » si legge in « La Comédie italienne ». E « Le Flirt » : « Ils se disent de jolies choses, des choses modernes – Comment allez-vous ? – Ne suis-je pas aimable ? – Vous avez de gros yeux – Je voudrais être dans la lune – Il soupire – Il hoche la tête ». Un altro bozzetto stralunato, in « Le pique-nique » : « Ils ont tous apporté du veau très froid – Vous avez une belle robe blanche – Tiens ! Un aéroplane – Mais non : c’est un orage ».
È un umorismo contemplativo, attento alle minuzie, simile a quello che ritrovo nelle scenette dei film di Tati.
Qui siamo ben oltre l’espansione delle indicazioni agogiche verso i territori di un’espressività ironicamente estrema. Qui note e parole contribuiscono a imbastire frammenti compiuti (lo so, suona come un ossimoro). E mi rendo conto che gli aforismi di Satie, privati delle striminzite musiche di cui sono il controcanto ironico, suonano insensati. Nel Satie aforistico di queste raccolte musiche e parole hanno bisogno di risuonare insieme, anche se solo nella mente di chi esegue. È musica che andrebbe letta (in silenzio), forse, più che eseguita; e seguita con gli occhi, certo non interpretata.

2 commenti:

Reticenze Litoti ha detto...

Claudio, questo contributo è delizioso. Io adoro sfogliare partiture alla ricerca di indicazioni agogiche inusitate, e ignoravo questo scampolo dell'universo satiano - anche se, in vero, avrei dovuto sospettarlo, vista l'originale scelta dei titoli delle sue opere.
Grazie, come sempre.

Claudio Morandini ha detto...

Je vous en prie...