mercoledì 29 settembre 2010

Da "Letteratitudine": K. Havas

(Un piccolo intervento sul blog "Letteratitudine" risalente all'11 agosto)

Cambiando discorso: ieri mi è capitato tra le mani un libretto affascinante e ricco di spunti (narrativi). Si intitola “La paura del pubblico, Cause e rimedi - con particolare riferimento ai violinisti”, è stato scritto dall violinista Katò Havas (ci vorrebbe l’accento acuto sulla o) ed è stato pubblicato in Italian da Cremona Books nel 2002. Si presenta come un manuale per professionisti dello strumento, parla della paura e della vergogna che colgono un artista il quale si esibisca di fronte a un pubblico e dei modi con cui controllare paura, vergogna, ansia. Il terzo capitolo (”Gli aspetti fisici della paura del pubblico”) elenca le angosce principali del violinista:
- La paura di far cadere il violino
- La paura di far tremare l’arco
- La paura di essere stonati
- La paura delle posizioni alte e dei cambi di posizione.
Anche il quarto capitolo (”Gli aspetti mentali della paura del pubblico”) presenta vari motivi di interesse:
- La paura di non suonare abbastanza forte
- La paura di non suonare abbastanza veloce
- La paura del vuoto di memoria…
Nel quarto capitolo (”Gli aspetti sociali…”) si fa riferimento alla sola
- Paura di non essere abbastanza bravi.
Ogni paura, ripeto, ha i suoi rimedi - e ogni rimedio consiste in un certo tipo di esercizi, legati soprattutto alla corretta posizione, alla diteggiatura, alla postura generale, alla padronanza della tecnica, al raggiungimento di una disinvoltura che l’autrice vede rappresentata alla perfezione in Kreisler e nei musicisti zigani ungheresi. L’approccio del manuale è ottimisticamente pratico, e a mio parere ricco di suggerimenti anche per chi si esibisce dinanzi a un pubblico senza essere violinista.
Ma ciò che mi preme sottolineare è questo: ognuna di quelle paure, per come è individuata e descritta, meriterebbe di essere narrata in un racconto.

2 commenti:

Reticenze Litoti ha detto...

Già, meriterebbe.
E dunque, mio caro.

Claudio Morandini ha detto...

(Ci sto pensando, in effetti, mia cara...)