lunedì 25 ottobre 2010

"Rapsodia su un solo tema": la recensione di "Annessi & Connessi"

Mi piace come si presentano gli amici di “Annessi e connessi”: “Lo Staff amministrativo di A&C” leggo in “Chi siamo”, http://annessieconnessi.net/?page_id=6, "è caratterizzato dalla sua nebulosità incorporea: non si sa esattamente in quanti siano e che faccia abbiano, si sa solo che, come i Polysillabic Spree di Hornby, vestono bianche tuniche svolazzanti... Non parlano praticamente mai, tranne quando si tratta di criticare l’operato di qualche recensore, ovvero noi, le Legioni. E anche in quel caso sanno essere molto, molto distaccati…”
Chissà quanti sono. Di sicuro sono ironici, sanno evitare i personalismi, tengono a bada le voci soliste troppo alte. Amano leggere e condividere questa passione. Non si lasciano spaventare. E non ragionano per cliché.
Ad esempio, ammettono “di essere partiti un po’ con la sensazione di andare a leggere qualche cosa di molto serio, un saggio sulla musica e una biografia di un compositore” sconosciuto. “La mancanza di preparazione sul tema ci avrebbe permesso di arrivare a capire l’opera fino in fondo?” si chiedono.
La risposta fuga per fortuna ogni dubbio. “È un libro incentrato sulla musica, è chiaro, e in molti tratti si scende veramente nello specifico, ma la nostra ignoranza in materia non ci ha precluso la lettura, anzi, ci ha incuriosito, facendoci venire voglia di approfondire e capirne di più.
E poi, attorno alla musica si sviluppa un corollario narrativo veramente singolare, per la forma e contenuti.
L’autore con abilità e creatività ricrea una sorta di raccolta documentale di frammenti attorno agli incontri del protagonista, Ethan, con il compositore russo, il suo diario, trascrizioni di documenti, analisi di composizioni, in un caos soltanto apparente, che intervalla la narrazione biografica del compositore con le annotazioni dell’intervistatore.
Il tono, poi, è tutt’altro che serioso: in particolare gli stralci di diario scendono nella vita comune con una ironia così misurata e calibrata da risultare perfetta”.
E ancora: “Sebbene il libro spacci sé stesso come un omaggio ad un grande compositore russo bistrattato e ignoto ai più, di fatto l’autore presenta come protagonista assoluto Ethan, l’intervistatore, al contrario di molti altri romanzi con lo stesso espediente narrativo (…) in cui l’intervistatore sparisce in favore della storia raccontata. Ethan invece, inframmezza tutto, anche le stesse parole riportate di Dvoinikov, con le sue osservazioni e le sue note”.
La recensione integrale si può leggere in http://annessieconnessi.net/?p=698.

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