domenica 31 ottobre 2010

Le fonti di "Rapsodia su un solo tema", 14: notazione musicale contemporanea





Ho ritrovato, nel rigoroso saggio di Andrea Valle “La notazione musicale contemporanea” (De Sono, 2003), numerosi esempi di quella rivoluzione nella scrittura musicale del secondo Novecento che da ragazzino mi aveva impressionato sulle pagine degli ultimi fascicoli de “La musica moderna” della Fratelli Fabbri, e su cui mi sarei scervellato ai tempi dei corsi universitari di Estetica Musicale con Enrico Fubini. Certo Valle, che è semiologo e compositore, rintraccia le linee guida nello sviluppo apparentemente caotico del linguaggio scritto della musica dopo lo stallo del serialismo integrale, mette ordine nelle stanze a soqquadro della notazione, e chiarisce molte cose. Ma a me, che ho letto questo libro alla ricerca di spunti per la descrizione profetica del mondo musicale del Novecento nel libello di Joseph Mathias Mayer che si incastra nella seconda parte di “Rapsodia su un solo tema”, interessava (lo confesso) molto più recuperare il senso di stordimento divertito e il fascino che quelle pagine misteriose (quelle di Bussotti, in particolare, ma anche di Cage, Guaccero, Donatoni, Haubenstock-Ramati, Kayn, Kagel…) avevano suscitato in me ragazzino. Pagine più grafiche e pittoriche che scritte, che mi avevano indotto (ai tempi delle medie…) a tentare anche una mia via alla scrittura musicale, fatta di tratti lunghi e spessi di pennarello ondeggianti in sequenza su righi isolati…





Detto tra noi, sopravviene spesso un po’ di delusione quando si confrontano quelle partiture (potremo ancora chiamarle così?) con una esecuzione, soprattutto dal vivo e su strumenti tradizionali. L’esecuzione allora rischia di suonare come un chiarimento limitativo, un impoverimento insomma, rispetto a quello che ci eravamo immaginati – o come un repertorio di effetti e di trovatine… Ma questo è un altro discorso.

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