venerdì 29 gennaio 2010

A proposito di Salinger

Su http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2010/01/28/e-morto-salinger/comment-page-1/#comment-91772 ho scritto due righe a proposito de "Il giovane Holden". Ancora una volta, partendo da una domanda di Massimo Maugeri.

“Il giovane Holden”…
L’ho letto pochi anni fa, cioè da vecchio o quasi, nell’antica, eroica traduzione di Adriana Motti, che mi ha reso quella storia così deliziosamente inattuale, e mi ha messo nella disposizione d’animo di chi affronta un romanzo storico… La ribellione – non cercata, non programmata, ma spuntata così, come un frutto spontaneo dell’età – di Holden alla società e ai riti dei grandi, e al modello di bravo ragazzo che i grandi vorrebbero imporgli, mi ha commosso. Ho amato subito quel girare a vuoto di Caulfield, quell’esprimersi per iperboli, quel cinismo un po’ costruito, sbrigativo, e il bisogno sotterraneo di conferme, la ricerca scontrosa di affetti, l’insinuarsi del sospetto che vi sia un dopo con cui fare i conti, non solo un durante… C’è l’adolescenza in quel suo modo di fare, c’è tutta, a parte le differenze di gergo – l’adolescenza dei miei tempi, certo, anche quella vissuta in provincia, anche nella periferia di una provincia.
Ma rispetto all’adolescente afasico e ciondolante di oggi, Caulfield mi sembra dotato di un’eloquenza visionaria, e il suo bighellonare da un incontro all’altro mi suona quasi epico. (Ecco perché avevo trovato incongrua e un po’ frivola l’idea tirata fuori da qualcuno, forse Baricco, di ritradurre “Il giovane Holden” per adeguarlo linguisticamente ai nostri tempi: non è solo questione di lingua).

Nessun commento: