sabato 9 gennaio 2010

Sintonie: Paola Baratto, 1

Presento con molto piacere la prima parte di una conversazione che ho avuto con Paola Baratto, autrice tra l'altro di "Solo pioggia e jazz" e il già citato e lodato "Carne della mia carne", entrambi pubblicati da Manni.

Claudio Che cos'è per te la scrittura?

Paola Domanda semplice... e difficile (e che si porta dietro anche un'altra domanda delle domande: perché si scrive? Ma a questa, mi rendo conto, rispondo di volta in volta in maniera diversa, sicuramente perché non c'è un motivo unico e assoluto).
Scrivere, per me, è un modo di guardare la realtà, di ripensarla, di misurare il Tempo. La scrittura, quindi, è prima di tutto un certo sguardo sui fatti, sulle persone, sulle cose. È anche un modo per rivivere alcuni episodi, per riandare con la mente a temi scottanti o a momenti dolorosi, ma in maniera protetta... Le parole, le immagini scelte con cura sublimano l'emozione, il dolore, l'angoscia... Attraverso la parola e l'immagine posso tornare a riconsiderare, o addirittura a "contemplare" certi pensieri o ricordi senza sofferenza, e raccontarle ad altri.
E poi c'è il ritmo. Lo stile, in fondo, è quello. La pagina registra il respiro dell'autore. E il Tempo che ricreo nei romanzi presuppone un certo amore per la lentezza. Non utilizzo periodi lunghi, anzi, amo le frasi brevi. Ma dedico molta attenzione alle sfumature, al dettaglio, all'ambiente, prima ancora che ai caratteri dei personaggi e tutto questo implica un ritmo più rilassato di quello a cui ci costringe la vita. Solo attraverso il ritmo lento di questo modo di scrivere, riesco a riguardare il vissuto e a comprendere meglio quel che al momento sembrava privo d'importanza, a ridare dignità e significato ad alcune ombre che hanno una certa persistenza nella mia memoria.

Claudio Quanto ti costa ottenere una scrittura così limpida e insieme ricca?

Paola Lo stile fluido, la frase semplice e limpida sono spesso il risultato di un lavoro lungo. Per quanto mi riguarda, difficilmente una frase ben scritta è spontanea. Magari sembra immediata, ma non lo è. Due sono stati i momenti fondamentali nel mio percorso di scrittura: uno è stato, appunto, il momento in cui ho compreso che la scrittura è sguardo, e che quindi si è scrittori sempre. E il secondo è stato quando ho capito che la scrittura è soprattutto rigore. Per cui, negli anni, ho dovuto arrendermi all'idea di scrivere e riscrivere. Ho imparato col tempo ad essere più spietata, a non affezionarmi troppo alle frasi, a tagliare anche quando un'immagine mi piace... Infatti, procedo per sottrazione. Scrivo e poi sgrezzo, cesello, alleggerisco. Ma, detto così, può sembrare un lavoro certosino, fine a se stesso o pesante. In realtà è molto piacevole. Non mi pesa trascorrere del tempo a scegliere la parola giusta (per significato e soprattutto per suono, per colore...), cercare di rendere il periodo lieve e allo stesso tempo evocativo. Senza dubbio, allunga i tempi della stesura, ma è così che amo farlo. E non per masochismo. Mi rendo che, forse, sarebbe più d'effetto se dicessi che questo comporta una dolorosa macerazione interiore... Ma a parte gli scherzi, quel che molte volte gli scrittori trascurano di dire è che l'atto dello scrivere, in sé, regala momenti di estrema piacevolezza.

Claudio Il piacere, o la piacevolezza, di cui parli la sento anch’io, soprattutto nella prima fase, quella della stesura, della scoperta delle mille possibilità espressive che ci si aprono dinanzi; continuo a provarla nel momento cruciale della limatura, laddove, sia pure attraverso uno sforzo talvolta faticoso, si ha ancora la sensazione di dominare la materia, di far suonare le parole e le frasi esattamente come vorremmo, o di scoprire altri suoni, che non ci aspettavamo ma che ci persuadono subito e che facciamo nostri. Mettere ordine nel caos del mondo attraverso la scrittura: trovare connessioni logiche che organizzino, ordinino, cataloghino il mondo, diano conto delle relazioni tra le cose: è questa l’operazione di cui mi sento cosciente nel momento in cui riscrivo, cesello, sposto, lavoro di sintassi. In questo, cioè nell’effetto, procediamo su strade un po’ diverse. Tu ricerchi e ottieni una semplicità sintattica cristallina, e una dosatissima pertinenza lessicale (la prima lascia che la seconda emerga con forza); io spingo sulla paratassi, sulle contorsioni sintattiche.
Ma quel piacere di cui parlavamo diventa sofferenza, al momento finale della resa dei conti (le bozze, per essere espliciti). E nel momento in cui provo a immaginare come ciò che ho scritto possa suonare agli altri, ecco che subentrano mille dubbi, e le mie certezze grammaticali vanno a quel paese, tutte.

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