giovedì 21 gennaio 2010

"Le larve": un'opinione

Riporto le lusinghiere parole che Paola Baratto, autrice di "Solo pioggia e jazz" e "Carne della mia carne" (entrambi Manni), ha scritto de "le larve".

Finalmente un romanzo che restituisce il piacere della lettura. Lo stesso piacere che regalano i grandi autori che hanno usato le tinte del noir e del gotico (Poe, James, Lewis, Landolfi per fare un esempio), ma per scandagliare l’animo umano e farne affiorare angosce e pulsioni inconfessabili. Quello che è assolutamente attuale è l’ironia sottile che innerva le considerazioni dell’io narrante e che fa sì che questo sia un romanzo più cerebrale che “di pancia”. Un noir che non sfocia in banale poliziesco e non utilizza l’ormai diffuso fraseggio d’importazione. È, anzi, una prosa estremamente curata e colta quella di Morandini, ma allo stesso tempo scorrevole, convincente nei dialoghi, e tiene alta la tensione fino alla fine, nonostante i numerosi scarti temporali del racconto (cosa non facile). È un libro che avvince ed inquieta con la sua atmosfera peculiare, evocata attraverso la descrizione del palazzo tentacolare (infestato da ricordi ossessivi e ingombranti), della campagna dai recessi oscuri e soprattutto dei protagonisti (primo fra tutti il patriarca dispotico), che risultano ferini e al contempo cinicamente raziocinanti, quindi squisitamente ambigui. E poi quelle larve che attendono nel sottosuolo... immagine disturbante che si presta a metaforiche interpretazioni. Davvero una bella scoperta.

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