lunedì 19 aprile 2010

"Rapsodia su un solo tema": la lettura di Guido Conterio

Scrive Guido Conterio, finissimo cesellatore di romanzi ("Città caffè", "Fosca Bis", entrambi Mobydick) e lettore esigente, a proposito di "Rapsodia su un solo tema":
Malinconia e leggerezza costituiscono i principi attivi del romanzo. Ma un sapiente corredo di eccipienti stempera la prima e àncora a un saldo telaio la seconda: sono i molteplici accorgimenti creativi di un autore ormai padrone dei mezzi e con le idee ben chiare riguardo ai fini, e si chiamano da un lato ironia, educata dissacrazione, comicità teatrale (quando è il caso), dall’altro rigore d’inquadramento e buona filologia, almeno fin dove non siano lesi i diritti del paradosso e del Witz. La stessa etichetta di “romanzo” – legittima ma, nella fattispecie, ellittica – fa in verità ombra alle molteplici nature che si contendono il privilegio di connotare l’opera: biografia immaginaria, pamphlet fantamusicologico (o musicologico tout court), diario intellettuale, o addirittura sit-com (un termine non a caso più volte citato), ma tutta “di testa”, squisitamente irrorata di risa a comando, ma interiori... E se è vero che, come si preannuncia in quarta di copertina, questa "Rapsodia su un solo tema" racconta di “musicisti che parlano di altri musicisti che raccontano altri musicisti”, non è poi che il lettore rischi di spaesarsi banalmente e/o fiaccarsi in un intrico: l’Autore sa bene come rifornirlo via via di energia di ascolto, curiosità di inseguire uno sviluppo; e soprattutto come, onorando davvero il felice ossimoro che dà titolo all’opera, comporre le digressioni e i “livelli di gioco” entro un ispirato disegno unitario. Appunto: musicalmente.

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