venerdì 23 aprile 2010

"Rapsodia su un solo tema": la lettura di Giulio Cappa (2b)


In margine alle belle "Note a margine" di Giulio Cappa, finite nel precedente post:

- è vero, Prescott coltiva nel campo musicale molte delle mie idiosincrasie (ah, che sollievo poter fargli dire cattiverie sul minimalismo o su Gorecki!); ma mi sono trattenuto: per esempio, non gli ho fatto nominare Prince, che resta (oggi meno di un tempo, però) una mia passionaccia; quanto alla Minogue, di lei mi colpisce (colpiva, ecco) il sex appeal - bella vocetta, certo, intrigante il giusto, però...

- è vero, ho tenuto a bada il "bello scrivere", anche rischiando di lasciare qualche sciatteria di troppo: troppo lavoro di fino avrebbe cozzato con l'impalcatura provvisoria, incompiuta del romanzo. Mi dico però, a posteriori, che il Prescott scrive forse un tantino ipotattico per essere un vero americano (ma è un americano snob, mi rispondo da me, uno che usa il francese qua e là come il vecchio russo: uno così può benissimo inseguire una sua idea di stile all'europea, all'italiana...).

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