mercoledì 9 giugno 2010

Su "Vocione" (Monk records, 2010)





Colpisce, nel progetto “Vocione”, di Marta Raviglia e Tony Cattano, la nudità. Ancor più che in “Morfeo”, l’altro duo della Raviglia con il vocalist Manuel Attanasio, Marta sottrae, essenzializza, spoglia il canto, trovando nel trombonista Tony Cattano un complice affiatato.
Dov’è l’armonia? ci chiediamo mentre ascoltiamo. Le due voci cantano libere, a volte l’una accompagna l’altra, a volte entrano in giochi di contrappunto, ma più spesso cantano spiegate, aperte, nude appunto, in una strana sintonia che non esclude il bisticcio o la gara e che fa a meno del rivestimento rassicurante delle armonie. L’ascoltatore è invitato a riempire i vuoti con l’immaginazione, a pensare gli accordi che mancano – ma a me piace lasciare la voce e il trombone da soli, in quel silenzio lievemente riverberante, senza ricondurli alla sintassi armonica, alle cadenze, alle risoluzioni. C’è un lato liberatorio, selvaggio quasi in questo cantare senza gli accordi di altri strumenti: è la rivendicazione orgogliosa di volerlo e poterlo fare, e di farlo senza ricorrere alle astuzie e alle carinerie di altri dui (si dirà?) impostati su voce e strumento, che giocano a denudare la musica senza farlo davvero (soprattutto perché infarciscono i pezzi di ospiti, e perché lo strumento resta uno strumento di accompagnamento).
Marta e Tony sono invece due voci soliste, che non rinunciano ad esserlo: e da questo incontro-scontro di ruoli sgorga una fertile tensione. Ad alimentare questa tensione contribuisce forse anche la storia intricata del progetto “Vocione” – una prima registrazione poi accantonata per problemi di qualità del suono, un vagare tra etichette fino all’approdo alla Monk, che sta mostrando grande coraggio nello sfidare allegramente convenzioni e tabù commerciali.

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