giovedì 3 giugno 2010

Le fonti di "Rapsodia su un solo tema", 2: Jerry Seinfeld



In “Rapsodia” si parla con insistenza di sit-com, cioè di situation comedy – qualcuno me l’ha anche rimproverato, come se quell’ammicco guastasse la dignità dell’insieme. Ma citare la sit-com mi serviva per sottolineare il mondo eclettico dei riferimenti culturali, anche popolari, televisivi, di Ethan Prescott. Esistono sit-com detestabili, moralistiche, se non retrive, fondate su situazioni banali, su un familismo opprimente, su una sorta di gerarchia piramidale che parte dal capo (capofamiglia, capufficio, che so) e giù giù arriva ai gregari, alle vittime, ai buffoni; in queste nulla incrina l’ordine costituito, nulla spariglia i rapporti di potere; e l’umorismo è sempre indulgente con i difettucci dei potenti, mentre si accanisce sui poveracci, e non per i loro difetti, ma proprio perché sono poveracci. Queste sit-com sono deprimenti, e danno la misura di una società compressa e ingiusta, diffidente, mugugnante.
Ci sono altre sit-com, ci sono state anzi, in cui questo plumbeo universo immobile e fintamente ilare, in realtà torvo, si è trovato rovistato e scombinato: la migliore mi è sembrata senz’altro “Seinfeld” (NBC, 1989-1998), non a caso conosciuta poco e male in Italia, e solo nelle prime stagioni (le migliori, ad ogni modo, quelle precedenti al derivativismo un po’ meccanico che coglie anche i prodotti migliori, quando son tirati per le lunghe). Ho coltivato per conto mio una passione quasi clandestina, senz’altro di nicchia, per Seinfeld, per i gioiellini comici, miracoli di equilibrio tra umorismo non banale e ribaltamento cinico delle convenzioni: e immagino che anche Ethan Prescott avrà amato Seinfeld, anche se in “Rapsodia” confessa con un certo snobismo di prediligere le sit-com deteriori, quelle in cui la risata dello spettatore è veicolata dalle risate registrate, non scaturisce dalla bontà della battuta o dei tempi comici.
Ed è vero che ho pensato a certi dialoghi presenti nelle pagine diaristiche di Prescott come a immaginari dialoghi da sit-com, tant’è che pare, alle volte, di sentir davvero lontane risate preregistrate rispondere alle battute – ma no, è Dvoinikov che in un’altra stanza tossisce o borbotta, o ride per motivi suoi.

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