domenica 1 maggio 2011

"Rapsodia su un solo tema": la recensione di su "Kathodik"

Da qualche giorno su una pagina della rivista online "Kathodik" (http://www.kathodik.it/modules.php?name=News&file=article&sid=3940), dedicata in particolare alla musica di ricerca, appare una interessante recensione (non priva di appunti critici) del mio "Rapsodia su un solo tema" scritta da Alessandro Colò. Da ciò che ha scritto Colò traggo alcuni stralci.

"Bisogna riconoscerlo, raramente ci si imbatte in romanzi di scrittori italiani dal respiro così internazionale" esordisce il recensore. L'autore ha quindi il merito di rischiare molto, puntando sulla scelta di suddividere la storia in molti stili narrativi diversi alla stregua di sequenze cinematografiche d'avanguardia. Scorrono davanti agli occhi i fotogrammi concatenati della vita e delle opere di Rafail Dvoinikov e del suo giovane intervistatore Ethan Prescott; il primo, geniale compositore russo perseguitato dalla cupa mediocrità del regime, che racconta il suo passato; il secondo, dotto insegnante americano anch'egli compositore, con il sogno di poter ascoltare e palesare al mondo le gesta del suo "Maestro ideale". Sullo sfondo di queste due figure di spicco ruotano altri pochi e azzeccati attori non protagonisti come il perfido Galavamov, gerarca vendicativo privo di talento con il potere di vita o di morte sugli artisti del panorama musicale russo, Carl, geloso e scrupoloso compagno del professor Prescott alle prese con i primi segni del decadimento fisico, e Polina, eterea e imperscrutabile giovane traduttrice e assistente del Maestro russo che meriterebbe di continuare la propria esistenza in un romanzo a sé."
E più avanti: "I melomani saranno certamente rapiti da quest'opera densa di citazioni da collezionisti di musica classica e ricca di aneddoti da antologia dei compositori, e anche chi non mangia pane e Rachmaninov riuscirà comunque a coglierne l'eleganza letteraria magari non comprendendo pienamente qualche passaggio."
Mi diverte (e condivido) il sollievo con cui Colò scrive "Grazie a Dio non vi si incontrano investigatori burberi, la trama non si dipana tra i vicoli di una Bologna che rimpiange di essere stata e di non essere più, non c'è un lucchetto e una chiave buttata nel Tevere, l’intreccio non sembra ciclostilato da Hornby o da Palahniuk e non c'è nemmeno l'onnipresente nonna anarcoinsurrezionalista".

"Romanzo importante, maneggiare con cura" conclude Colò. Io lo ringrazio (anche delle riserve, sempre utili) e invito a leggere http://www.kathodik.it.

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