venerdì 27 maggio 2011

A proposito de "Il sangue del tiranno", 6: attriti

“Il sangue del tiranno”, in fondo, è il risultato (fertile, mi sembra) di un attrito tra due esigenze diverse (non dico opposte, perché non lo sono davvero): da una parte la linea della collana “Inchiostro rosso” (che è anche alla base dell’intera casa editrice), l’idea cioè di una narrativa di denuncia forte ed esplicita, la rivendicazione da parte della letteratura di genere del pieno diritto di analizzare le storture del reale di più e meglio di, che so, un saggio; dall’altra, la mia idea di una letteratura (una narrativa) che allude, sfuma, divaga, pian piano costruisce una realtà altra, mica si butta a scavare nella cronaca, anzi se ne tiene lontana se può. Ecco, il mio romanzo sembra vivere di questo attrito, nel senso che ci sento respirare sia lo spirito combattivo della collana (e del genere) sia una mia riluttanza a combattere. Forse è per questo che, nonostante tutta la mia buona volontà di adeguarmi, ne è venuto fuori un noir sì, ma “atipico”, “eccentrico”, “stravagante”, come è stato definito dai primi lettori. Riconoscibile come appartenente al genere ma allo stesso tempo ansioso di starne fuori almeno con un piede (ecco dove sta la “fertilità” di quell’attrito di cui parlavo poco fa). Si può denunciare una stortura (sociale, politica) e allo stesso tempo non rinunciare all’allusione, a un certo margine di ambiguità, a un approccio indiretto, di sbieco? Si può (be’, credo di esserci riuscito) grazie alla coloritura ironica e al ricorso al registro grottesco. La denuncia c’è (ed è sincera) ma allo stesso tempo sembra non esserci. L’indignazione appare, ma il muso lungo o l’urlo si stemperano in un sorrisetto costante, in un sogghigno che non risparmia niente, nemmeno l’indignazione, nemmeno la fiducia nella possibilità di agire nella realtà attraverso la scrittura narrativa. I riferimenti espliciti ci sono, disseminati lungo tutto il romanzo, ma in realtà dissimulano, mescolano i dati, spostano l’esattezza del dato verso un’altra direzione (di poco, di quel tanto che basta).

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