lunedì 12 settembre 2011

Da "Letteratitudine": Verne e la musica


La visita al Musée Jules Verne di Nantes, quest’estate, oltre a farmi diventare (meglio, tornare) irriducibilmente verniano, mi ha permesso di scoprire l’eccellente “Revue Jules Verne”, pubblicata a cura di diverse associazioni culturali francesi sparse tra Nantes e Amiens. In particolare, non ho mancato di procurarmi il n. 24, dedicato ai rapporti tra Verne e la musica.
Prima osservazione: la cultura musicale faceva naturalmente parte del bagaglio di conoscenze di Verne, come di moltissimi scrittori suoi contemporanei – e questo ci fa invidia, visto che da un pezzo non è più così scontato. Di più: Verne è descritto come un buon melomane, aggiornato sulla produzione musicale dei suoi tempi come sulla grande tradizione classica. Secondo il gusto tipico dell’epoca, e suo in particolare, ama enumerare composizioni e compositori con la stessa precisa voluttà didascalica che lo spinge a fitte elencazioni in campo biologico, geografico, geologico. Alcuni personaggi fortemente caratterizzati sembrano riflettere questa sua passione: e qui viene subito in mente il capitano Nemo all’organo nel suo Nautilus, certo. Ma lo strumento per eccellenza di Verne è il più salottiero pianoforte, che nei suoi romanzi appare un po’ ovunque, là dove la trama lo consente; e dove non c’è posto per un pianoforte, e nemmeno per qualche strumento di ripiego, ecco che supplisce la voce umana, ed è il momento di canti di matrice colta o popolare.
La musica in Verne (sintetizzo quanto trovo nel bell’articolo di Mireille Pédaugé, “La musique dans l’oeuvre de Jules Verne”), innestata nello sviluppo dell’azione, diventa romanticamente “riflesso o messaggera di uno stato d’animo” (e aggiungerei che, in letteratura, l’approccio “romantico” al flusso delle idee musicali sembra essere il più fecondo, o il più funzionale agli intenti narrativi, fate voi). La Pédaugé riporta questo celebre esempio, da “20000 lieues sous les mers ”: “En ce moment, j’entendis les vagues accords de l’orgue, une harmonie triste sous un chant indéfinissable, véritables plaintes d’une âme qui veut briser ses liens terrestres. J’écoutai par tous mes sens à la fois, respirant à peine, plongé comme le capitaine Nemo dans ces extases musicales qui l’entraînaient hors des limites de ce monde.”
Ma il romanzo di Verne in cui la musica diventa protagonista è il poco conosciuto (da noi, se non altro) “Le Château des Carpathes”, un finto gotico di assunto tecnologico di cui parlerò un’altra volta. Per ora rimando al denso articolo di Bruno Bossis, “Le fil d’Ariane, au-delà de la vie”, e al romanzo stesso, di cui sto per concludere la lettura.

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