lunedì 5 settembre 2011

"Dalla nonna": un paragrafo inedito

Il racconto "Dalla nonna", che si può leggere su http://www.scuole.vda.it/Ecole/supp86/10%20-%20Morandini.pdf, è cresciuto, nei mesi che vanno da quando ho consegnato il testo alla redazione di "L’école valdôtaine" alla sua pubblicazione. Per esempio, questo breve paragrafo, da situare poco prima della fine, è ancora inedito.

A svegliarmi, la mattina, oltre al ciabattare della nonna, era il puzzo dei suoi sigari. Ne fumava uno ogni mattina, appena levata dal letto, aspirando con golosità. Ignoravo la provenienza di quei sigari che sapevano di stantio, di muffa e di catacomba – solo anni dopo avrei saputo da un cugino, nel corso di una casuale conversazione, che il nonno morendo aveva lasciato in eredità tre casse di sigari, che erano rimasti in cantina. La nonna ne prendeva una manciata alla settimana, li lasciava asciugare alla bell’e meglio sul davanzale, e la mattina ne delibava uno, mentre sbrigava le faccende di casa. Nemmeno il mio arrivo la faceva desistere. Un giorno, chiesi con finta ingenuità che cosa fossero quei sigari.
«Sigari» disse, masticando.
«Sono buoni?»
«Fanno bene ai polmoni» tossì lei.
Di sicuro mia madre non era a conoscenza di quel vizio della nonna. E di sicuro mi avrebbe tenuto con sé, o avrebbe rinunciato alle brevi vacanze con mio padre, se avesse saputo che non solo la nonna mi fumava addosso senza preoccuparsi degli effetti su di me, ma anzi talvolta mi spingeva a tirare qualche boccata, per farmi diventare uomo più in fretta.
«Tira, tira!» mi diceva, mentre paonazzo cercavo di inspirare quel fumo denso e caldo come latte, di un’amarezza insopportabile. «Fuma, fuma, che rafforzi i polmoni! Guarda tua nonna come si mantiene a fumare tutti i giorni! Guarda tua nonna, com’è giovane!»
Con gli occhi colmi di lacrime guardavo la nonna, che per non contraddirsi tratteneva la tosse e sussultava, e la vedevo vecchissima, tutta grinze, sciamannata come le pazze che ogni tanto fuggivano dalla clinica in fondo alla strada, e che infermieri e dottori inseguivano vociando. Quel puzzo mi avrebbe seguito per settimane, avrebbe reso cattivo il mio alito, allucinato il mio sguardo, oscillante il mio equilibrio, torpidi i miei riflessi – ma mia madre avrebbe dato la colpa agli squilibri dell’età, ai pollini, alla noia.

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