martedì 14 agosto 2012

"A gran giornate": ancora dalla recensione di Fabio Ciriachi


Non resisto alla tentazione di proporre un altro stralcio della lusinghiera recensione che Fabio Ciriachi ha dedicato al mio "A gran giornate" sulla rivista "Critica impura" (http://criticaimpura.wordpress.com/).
Il materiale umano, che i protagonisti di questa scricchiolante corte dei miracoli assemblano, si giova dell’ausilio di personaggi che sono minori solo per la quantità dei loro contributi, rimanendo comunque capaci, anche con poco, di aggiungere sapore e nutrimento agli ingredienti di un impasto che, nel corso della narrazione, vira sempre più deciso verso quei sapori forti propri di una definitiva e insensata giostra del finire. È il caso del vecchio padre di Casamagna, che nel fervore del santuario dove è stato appena miracolato crede che la bambola gonfiabile del figlio, disposta su una sedia a rotelle per motivi fraudolenti, sia la sua sfortunata nuora in cerca di una grazia; del sindaco Campiglio, della parrucchiera Dafne e della bibliotecaria Nora Musetti (per elevare lo spirito del sacrestano Nathan pretende che impari a memoria Les tragiques di Agrippa d’Aubigné) le cui vite sono rivoluzionate dall’arrivo della nuova aiuto-bibliotecaria Belinda, armata di un’immediatezza che basta, da sola, a sovvertire i detto e non detto su cui si ripete il destino ipocrita del paese; e ancora gli imberbi componenti di un gruppo post-punk la cui ormonale atarassia si sospende solo quando sono intenti a produrre una così elevata quantità di rumore da nascondere ogni possibile traccia di musica dai loro concerti, frutti già guasti delle aggressive madri al seguito; l’ambigua coppia che gestisce una pensione dove incombe lo spettro del cannibalismo, stando ai ringhi notturni che fuoriescono da una stanza dove è proibito entrare e della cui misteriosa ospite i gestori negano in modo pervicace l’esistenza.
Lo squallore avvilente di un’umanità a ben vedere molto più “normale” di quanto gli eccessi con cui si mostra indurrebbero a credere, viene sostenuto in modo perfetto dalla scrittura di Morandini le cui doti di sintesi, non nuove a chi ha già letto almeno un altro suo romanzo, toccano qui punti di vera maestria, con dialoghi e descrizioni capaci, in pochi fondamentali elementi, di inverare un carattere, delineare una situazione, mettere in piedi una rete di psicologie; e anche di cambiare registro con invidiabile scioltezza, padrona soprattutto di una spietata comicità che attenua l’urto con i molti inferni attraversati e ristora, di sana consapevolezza, chi si è immerso, impavido, in questo labirintico avello.
http://criticaimpura.wordpress.com/2012/08/11/a-gran-giornate-la-grottesca-corte-dei-miracoli-di-claudio-morandini-in-una-recensione-di-fabio-ciriachi/

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