lunedì 13 agosto 2012

"A gran giornate": l'opinione di Loris Biazzetti

Ricopio volentieri le righe che Loris Biazzetti, amico e eminente esegeta di Mina (cfr. http://www.minafanclub.it), mi ha inviato a proposito del mio romanzo "A gran giornate".

C'entrerà come i cavoli a merenda, ma la lettura di A GRAN GIORNATE, nel raffronto tra lo stile di scrittura di Claudio e quello di tante vere o presunte glorie letterarie dei nostri giorni, mi ha fatto pensare ad un efficace parallelo che un mio amico minologo ha tracciato tempo fa a proposito della diversa "profondità" di approccio al canto di una Mina rispetto alla più giovane Giorgia: "La voce di Giorgia incarna la dimensione 'lineare' del canto, disegna la melodia con bella grafia e sinuosi arabeschi su un foglio di carta", mentre la 'tridimensionale' Mina "opera sulla profondità scultorea, sui chiaroscuri, sulla plasticità della materia testo-musica. Mentre le parole di Giorgia sono tutt'uno col gioco grafico-lineare, le parole di Mina si materializzano, si stagliano dal fondale con la tangibilità di un bassorilievo, capace di evocare asperità terrene e alludere a sovrannaturali levigatezze marmoree...".
Proprio questo è l'effetto che mi fa ogni romanzo di Claudio rispetto alla piattezza stilistica di una certa ipo-letteratura oggi imperante: i suoi personaggi non rimangono intrappolati nella dimensione 'lineare' della pagina scritta ma prendono prepotentemente forma e vita al punto che quasi te li senti respirare addosso e quasi ti pare di vederli gironzolare per casa. Come sul set di un film.
E questo A GRAN GIORNATE - con il suo campionario di varia umanità che inizialmente, come in una raccolta di novelle, sembra muoversi in ambiti narrativi ben distinti per poi accomunare i propri destini in un'unica storia on the road dai contorni metafisici - avrebbe tutte le carte in regola, al pari e forse anche più di altre opere claudiesche, per ispirare una sceneggiatura cinematografica d'alto profilo. Pensate che cosa potrebbe venirne fuori, nelle mani di un regista visionario, caustico, provocatorio e spregiudicato come François Ozon (penso, in particolare, a SITCOM, a tutt'oggi Il suo film forse più geniale e surreale). O pensate alla stessa storia riletta da un entomologico indagatore dei meandri più oscuri della psiche come David Cronenberg. O da quell'ancor più gelido e inquietante osservatore delle aberrazioni umane che è Michael Haneke: avete presente LA PIANISTA con una Isabelle Huppert mai così insana, morbosa e - in una parola - "morandiniana"?...

Nessun commento: