lunedì 11 marzo 2013

Letture: Stéphanie Hochet, "Sang d'encre"


Riprendo qui, con qualche variante, le righe che ho scritto a Stéphanie Hochet dopo aver letto il suo "Sang d'encre" (Éditions des Busclats, 2013). Faccio seguire la traduzione in italiano.

Pour commencer, nous sommes évidemment très flattés de nous reconnaître dans le Claudio et la Marilisa qui habitent les pages les plus sereines du livre : voilà, ces deux personnages représentent ce que nous aimerions être, tout simplement.
Et puis, j’ai aimé cette couleur de conte "gothique" qui est dans ton roman, très classique et en même temps bien contemporaine: le mots «Vulnerant omnes» qui peu à peu s’absorbent dans la peau, la menace représentée par les mots «Ultima necat» qui restent bien visibles…
En particulier, j’ai aimé ce sens discret du fantastique qui anime tes pages: tu peins une obsession très "gothique" avec légèreté, sans impatience, tu joues avec les nuances, évites avec élégance les risques de l’excès d’effets. L’obsession du narrateur pour son tatouage serait du réalisme brutal si au lieu du tatouage il y avait une maladie mortelle – mais il y a un tatouage, plus précisément des mots, qui habitent le corps comme s’ils étaient vivants, un calligramme allusif, et là on est quelque part entre le fantastique et l’allégorie.
J’ai aimé aussi (et je peux bien la comprendre) la tentative du narrateur d’oublier son obsession en s’intéressant aux femmes de son présent et de son passé et, on pourrait dire, en substituant une obsession avec une autre. Puis il y a Dimitri: personnage puissant et ambigu, il envahit peu à peu les pages du livre comme il envahit les pensées de ses clients, tout en demeurant mystérieux jusqu’à la fin.
Merci pour ce petit/grand cadeau si raffiné!

Prima di tutto, siamo naturalmente molto lusingati nel riconoscerci nel Claudio e nella Marilisa che abitano tra le pagine più serene del libro : ecco, questi due personaggi rappresentano ciò che vorremmo essere, semplicemente.
Mi è piaciuto poi questo colore da racconto "gotico" che è nel tuo romanzo, molto classico e nello stesso tempo molto contemporaneo : le parole « Vulnerant omnes » che poco a poco vengono assorbite nella pelle, la minaccia rappresentata dalle parole « Ultima necat » che restano ben visibili…
In particolare, ho amato questo senso lieve del fantastico che anima le tue pagine : tu dipingi un’ossessione molto "gotica" con leggerezza, senza impazienza, giochi con le sfumature, eviti con eleganza i rischi dell’eccesso di effetti. L’ossessione del narratore per il suo tatuaggio sarebbe realismo brutale se al posto del tatuaggio ci fosse una malattia mortale – ma, appunto, c’è un tatuaggio, più esattamente delle parole, che abitano il corpo come se fossero vive, un calligramma allusivo, e qui siamo da qualche parte tra il fantastico e l’allegorico.
Mi è anche piaciuto (e posso capirlo benissimo) il tentativo del narratore di dimenticare la sua ossessione interessandosi alle donne del suo presente e del suo passato e sostituendo, si potrebbe dire, un’ossessione con un’altra. Infine, ecco Dimitri : personaggio potente e ambiguo, invade a poco a poco le pagine del libro come invade i pensieri dei suoi clienti, rimandendo sempre misterioso, fino alla fine.
Grazie per questo piccolo/grande regalo così raffinato!

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