domenica 24 novembre 2013

Tropismi


La lettura (non facile, ma assai gratificante) delle pagine di “Tropismes” di Nathalie Sarraute mi persuade che davvero è tutto lì, in quelle reazioni involontarie, talvolta impercettibili, in quei sussulti non dominati dal calcolo ma generati da misteriose pulsioni o da stimolazioni più o meno occasionali – è tutto lì, intendo, il gioco della letteratura, assieme, probabilmente, a gran parte di ciò che è la nostra vita. Non ci sarebbe altro da aggiungere alla percezione, alla definizione di quelle vibrazioni dell’esistenza: è un continuo aggiustamento, chimico, verrebbe da dire vegetale, in vista della sopravvivenza dell’individuo o della specie, una continua risposta a stimolazioni che ci guidano – e quando ci vediamo rispondere, quando cioè noi uomini ci scopriamo nell’atto di reagire, solo allora possiamo dare a tutto ciò che ci muove una giustificazione (a posteriori, o nel corso di). Ecco, lì sembrerebbe stare tutto: quello dovrebbe raccontare la buona letteratura, i tropismi dell’uomo in quanto organismo (magari anche il conflitto dell’uomo che, consapevole di questa sua ineludibile appartenenza alle forze del mondo vivente, prova a opporsi a esse, a erigersi addosso un simulacro di superiorità).

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