Con “The Knight and His Armour” (Monk records, 2013) Marta Raviglia ha
voluto fare il punto sulle molteplici strade che ha percorso in questi anni: e
lo ha fatto in un album riassuntivo ma non secondario, pieno di idee intriganti
e non inutili, godibile dall’inizio alla fine ma anche pervaso da una sorta di
malinconia – la stessa che ci coglie quando salutiamo amici con cui abbiamo
condiviso momenti importanti ma da cui a poco a poco ci siamo distaccati.
Certo, è chiara l’intenzione di tirare le somme per prendere respiro e
ripartire verso direzioni nuove, di cui per ora non sappiamo poco o nulla. Lo
si capisce avvertendo la compressione del suono, quel sentore di modernariato
che promana dalla registrazione vecchio stile e dalle scelte timbriche – in
particolare, direi, dalle tastiere molto anni settanta suonate da Simone
Barzella. Ecco allora canzoni strutturate e destrutturate, tirate
improvvisative assai sperimentali, agganci tra generi, filastrocche, abbandoni
lirici, sarcasmi, voci e versi. C’è tutta la Raviglia eclettica che abbiamo
amato e inseguito in questi anni, nei molteplici progetti in cui la sua voce
introduceva un tocco di ricerca subito riconoscibile – qui la sentiamo colta in
un momento di ripensamento e anche di impazienza, decisa a riprendere il
cammino verso zone non ancora esplorate.
Simone Sbarzella, piano/ keys/ live electronics
Roberto Raciti, contrabbasso
Giacomo Ancillotto, chitarra
Claudio Sbrolli, batteria
Marco Esposito, chitarra, voce
Grazia Stella, sax soprano

Nessun commento:
Posta un commento