sabato 31 maggio 2014

Stor(i)e di Torino: "I rovistatori"

Riprendo il secondo brano scritto per il volume collettivo "Stor(i)e di Torino" pubblicato dalle Edizioni Las Vegas. Questa volta lo spunto è "Frau Musika", in via Po, specializzato in CD usati di classica e jazz.

In via Po, di buon mattino, davanti alla vetrina di Frau Musika, mi capita di incontrare altri amateur affetti dalla mia stessa patologia, il collezionismo musicale. Mi confondo tra loro, fingendo di essere lì per altro – tra collezionisti, si sa, è bene non socializzare. Stiamo per precipitarci a rovistare tra gli scaffali, alla ricerca di ciò che cerchiamo da anni ma soprattutto di ciò di cui non siamo nemmeno a conoscenza ma che di colpo diventa indispensabile, e se lasciato lì toglie il sonno e l’appetito. Dire che ci piaccia la buona musica è fuorviante. Disdegniamo i capolavori (li possediamo da quando eravamo ragazzini) e andiamo invece alla ricerca dell’oscuro: e non ci attirano i minori (abbiamo anche quelli, da un pezzo), ma i minimi, le mezze calze dal fiato corto: ci buttiamo sui loro CD per scoprirne le sinfonie lutulente, i pedanti quartetti. E non ci interessa tanto la rarità, quanto la marginalità. Ma che delizia quando, in mezzo a quegli affannati blabla strumentali, individuiamo un frammento di bellezza, un’oasi di personalità che ci ripaga del rovistio di anni, anche se non ci sazia. E se qualche dilettante entra in negozio e chiede, che so, i Carmina Burana, o Beethoven, ne ridiamo, e intanto allunghiamo le mani su Khrennikov, Kohoutek o Lipkin. L’amica di Frau Musika asseconda le nostre debolezze, e sa consigliare o dissuadere: a volte, sottovoce, ci mette a parte di certi nuovi possibili arrivi, e questa confidenza ci commuove.

A volte, mentre siamo lì a frugare, entrano tizi che non conosciamo, curvi per il peso di certi sacchetti. Li spiamo mentre si avviano al banco: sono i pazzi che si vogliono liberare dei loro CD. Li disprezziamo, perché mostrano di non nutrire più alcun interesse per ciò che interessa a noi, ma allo stesso tempo siamo felici che esistano. Ci piacerebbe parlare con loro, sentire quando e dove hanno comprato quei pezzi di cui ora vogliono sbarazzarsi, per sapere qualcosa di quei CD che tra pochi minuti saranno nostri, e verso cui già ci sentiamo teneri come madri che hanno ritrovato un figlio.

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