sabato 24 maggio 2014

"Niente stoffe leggere" di Domenico Calcaterra

In queste settimane sono usciti due saggi dell'amico Domenico Calcaterra, "Il secondo Calvino" presso Mimesis e l'edizione cartacea della raccolta "Niente stoffe leggere" presso Meligrana-Priamo. 
Del secondo riporto il testo della bandella, che ho tratto con grande piacere da un mio precedente pezzo pubblicato su questo blog ai tempi dell'edizione digitale.
Niente stoffe leggere è il titolo balzachiano che Domenico Calcaterra ha voluto dare alla corposa selezione di recensioni e microsaggi apparsi su varie riviste negli ultimi anni.
Colpiscono subito, in queste pagine, la compatta coerenza di sguardo e di approccio che supera agilmente il rischio dell’occasionalità non estraneo a tal genere di operazioni, e il collante di uno stile che si nutre di un lessico squisitamente letterario, in particolare consoliano. Forte di una formazione critica di prim’ordine, Calcaterra “spazzola”, esigente e insieme fiducioso, le “stoffe” della produzione letteraria di oggi, in cerca di un tipo di narrativa e di una sensibilità che non si accodino alle mode e alle convenzioni del presente, che siano altro dal “racconto in presa diretta della società” secondo il “mimetismo esasperante” in voga.

Come critico-lettore, Calcaterra rivendica il “desiderio fortissimo di un ricongiungimento, l’appassionato bisogno” di ricondurre la letteratura alla vita; l’ambizioso compito che si pone (“strappare l’arte, la letteratura, dal proprio orto concluso, in apparenza autoreferenziale”, per “restituirla all’endogeno magma che l’ha generata”) è un percorso a ritroso, un’ermeneutica che diventa, fecondamente, maieutica. E di questo ha in fondo bisogno chi scrive: di critici che lo inquadrino non in un genere ma in una tradizione, che scovino attinenze, che frughino nella sua inconsapevolezza, nella sua cattiva memoria, nel marasma delle sue esperienze, e ne tirino fuori un senso. Sempre che ci sia qualcosa da tirar fuori, naturalmente.

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