domenica 25 maggio 2014

Stor(i)e di Torino: "Favole con insetti"

Nel maggio 2014 la casa editrice Las Vegas di Torino ha pubblicato, a cura di Vito Ferro e Carlotta Borasio, un libretto intitolato argutamente “Stor(i)e di Torino” a cui hanno collaborato diversi autori (tra gli altri Piero Calò, Andrea Malabaila, Massimiliano Valentini, gli stessi Ferro e Borasio), con brevi racconti ispirati a negozi storici, piccoli esercizi commerciali, laboratori artigiani della città. Ho avuto il piacere di partecipare anch’io alla raccolta, con due pezzi. Il primo, intitolato “Favole con insetti”, prende spunto da quelle che per me sono le vetrine più suggestive di via Po, “Ciano Apparecchi Scientifici”, al n. 12. Ne riporto la versione pubblicata, ridotta rispetto alla stesura originale che apparirà domani, per la gioia dei filologi.


Una sosta davanti alla vetrina di Ciano, Wunderkammer carica di insetti, minerali e strumenti scientifici, è un invito a imbastire storie. Eccovene tre.
1) A notte fonda, gli insetti esposti si risvegliano, distendono le elitre e le zampette aggranchite, si salutano da una teca all’altra. Rincuorano i nuovi arrivati: no, non è difficile abituarsi a pendere da uno spillo, anzi a lungo andare diventa una comodità, quanto era penoso invece strisciare tra le foglie, in un mondo pieno di pericoli, alcuni dei quali (camaleonti, lucertole) sono pure essi incorniciati lì attorno, finalmente innocui e canzonabili.
2) Certe mattine, quando via Po non è ancora affollata, famigliole di invertebrati della collina si recano davanti alla vetrina. Pallide farfalle nostrane contemplano rabbrividendo lontane parenti tropicali. Un macaone dice alla sua modesta bella: Mi piaci di più tu. Una cavolaia già arruffata rassicura i suoi bruchini: Ma no, sciocchini, non diventerete mai come loro. Maggiolini miopi sbattono la testa contro il vetro, e non si capacitano di non poter avvicinare certi loro simili dalle corazze barocche. Ragnetti concupiscono invano certe grasse migali, convinti che per una fugace liaison con quelle varrebbe la pena essere divorati. Da dentro, gli insetti esotici guardano storto quella folla, e i più nervosi mandano tutti a rotolare pallette di sterco.
3) Una sera, quegli invertebrati, che la vicinanza con gli strumenti scientifici ha reso ingegnosi, progettano una fuga. Il periodo migliore sembra il Carnevale, quando passerebbero inosservati in mezzo alla miriade di animaletti finti che i ragazzini infilano nelle tasche altrui; ma il freddo ucciderebbe molti di loro, provenienti dalle zone più calde del mondo. Si ripiega così sull’estate, quando frotte di insettacci tormentano i passanti: mescolarsi con questi irrita molti, ma sarà una convivenza di pochi minuti, giusto il tempo di infilarsi in un parco – e lì, finalmente liberi, dar vita a una comune pacifica almeno nelle intenzioni.

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