domenica 28 dicembre 2014

Da "Gli oscillanti": una scena espunta

Dal libretto per "Gli oscillanti", scritto per le musiche di Marta Raviglia e Manuel Attanasio, sono rimaste fuori alcune pagine, per ragioni di equilibrio interno (buffo scriverlo, visto il senso dell'opera). Ne propongo una, una sorta di duetto, in una veste ancora provvisoria (ma pazienza). Per chi volesse farsi un'idea delle altre scene del libretto, due "arie" sono ospitate nel blog letterario "Poetarum Silva".

LUI - Quel giorno ho scoperto il male. No, niente di che: ero bambino, giocavo sull’altalena basculante con un’amica della mia età. Ero di poco più pesante di lei: perciò, se non mi davo una spinta con i piedi, io rimanevo a terra, e lei, dall’altro lato, sospesa in aria.

LEI - Rimanevo sospesa in aria, per lunghi secondi, ed era bello. Il mio amichetto, che pesava poco più di me, amava trattenersi a terra, per gioco. Gliene ero grata, e anche un po’ dispiaciuta per lui, che rimaneva a terra, nel solco polveroso creato dal suo seggiolo, io in alto, all’altezza delle chiome degli alberi.

LUI - Tutto questo mi dava una bella e nuova sensazione di potere. Potevo impedirle di scendere a terra. L’ho fatto, un paio di volte, e l’ho tenuta lassù, beandomi delle proteste e delle minacce scherzose che mi rivolgeva. Non era però ancora tutto.

LEI - Va bene, fingevo di protestare, ma solo perché sapevo – il mio amichetto era così trasparente, così semplice – che in questo modo lo avrei convinto a insistere. Avevo notato in lui, e negli altri nostri amici, un’inclinazione al dispetto, alla ripicca, allo sgarbo: e semplicemente la assecondavo per avvantaggiarmene.

LUI - La seconda volta, mentre ero seduto a terra e indugiavo, rimandando la spinta che avrebbe permesso anche alla mia amica di scendere, mi venne un pensiero. Ripartii subito dopo, e lasciai che lei scendesse e salisse, scendesse e salisse ancora, e pensasse che mi fossi stancato di tirarle scherzi. Ma intanto io lavoravo quel pensiero, mascherando le mie intenzioni dietro al mio famoso sorriso condiscendente.

LEI - A volte mi guardava con quello sguardo torpido da creatura marina. Penso che cominciasse a sentire una certa attrazione per me, ma che non sapesse esprimerla. Perso che non sapesse nemmeno riconoscerla. Sentiva solo, oscura, fastidiosa, una dipendenza, un legame, un bisogno, che non poteva esprimere, se non attraverso un dispetto. Vederlo così smarrito mi metteva allegria.

LUI - E proprio mentre lei, rassicurata, si lanciava in una risata, lassù, e aspettava che la riportassi a terra, proprio in quell’istante, ho messo in pratica il mio pensiero, e mi sono levato improvviso dal mio seggiolo, facendola precipitare a terra. Un atto di pura crudeltà, per quanto piccolo. Si è fatta davvero male, la mia amichetta, o il suo pianto era solo un segno di delusione, di sorpresa addolorata? Non lo so, e non mi importava allora. Ero di fronte al risultato di un mio puro atto di crudeltà, più sorpreso di lei, e cominciavo a figurarmi le conseguenze: la fine della nostra amicizia, una sgridata da mia madre e dalla sua, altri pianti, un castigo di entità non prevedibile…

LEI - Eccolo, il dispetto. Più cattivo e sciocco del solito, siamo d’accordo. Io a terra, nella polvere, con il sedere dolorante, l’umiliazione di fronte agli altri bambini che interrompevano i loro giochi e ci osservavano, e lui, il mio amico, stranito, impaurito anzi, mentre io giuravo ad alta voce che non sarei mai più salita su un’altalena con lui.

LUI - Ne è valsa la pena? Non saprei, ero un bambino pauroso di tutto, allora, anche di me stesso e dei miei pensieri. Oggi non sono diverso, anche se quel gesto gratuito non mi sembra più così maligno, ma solo sciocco.


LEI - Ero più forte di lui. Lo volevo dimostrare da subito, smettendo di piangere, alzandomi dalla polvere con tutta la dignità che mi veniva, fingendo che la delusione per quel comportamento fosse noia per il gioco. Funzionò, direi. Ero più forte io. E la mia crudeltà più sofisticata. Lo ignorai per mesi, fingendomi interessata da mille altre cose. E alla fine, crudeltà suprema, lo perdonai davanti a tutti.

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