lunedì 15 dicembre 2008

Sintonie, 6: Luca Dipierro


Luca Dipierro è un artista curioso. Nei suoi video sugli scrittori e i musicisti scruta i loro occhi, le dita indaffarate, li sorprende ciabattare per casa alla ricerca della parola o della nota o del colore giusto, o perdersi dietro a quotidianità inevitabili. Sbircia sul loro tavolo da lavoro, tra i libri delle loro biblioteche; si sporca con loro di inchiostro, di vernice; spesso guarda dalle loro finestre squarci di paesaggio rubano. Cerca, nei loro sguardi, nel loro affaccendarsi, o nei loro momenti di inerzia, i sintomi di uno stile, le tracce di una poetica, i sentori anche di una possibile affinità. Con la propria poetica, innanzitutto: che è fatta di lavoro paziente, di senso alto dell’artigianalità, e di curiosità appunto.
Nelle opere grafiche e nei video animati, Luca mescola un gusto per i tracciati approssimativi, per gli abbozzi infantili, con una minuziosità da certosino: e rivela un’inclinazione per la contaminazione dei cascami della cultura di massa con riferimenti ipercolti. Il gioco dei contrasti lo si avverte anche nei racconti. Da scrittore, si muove oscillando tra due mondi (l’Italia e gli Stati Uniti, la provincia e la grande città, ma anche il passato rivissuto dalla memoria e il presente osservato con stupore) e due lingue. Dell’italiano conserva, attraverso il ricordo di letture alte e basse, una complessità stratificata, la forza riflessiva; dell’angloamericano ha assorbito (e sta assorbendo ancora, a sentir lui) il carattere dinamico, la flessibilità, l’immediatezza, il senso dell’avventura, l’inquietudine.
In questo girovagare tra una forma espressiva e l’altra è diventato anche editore. La sua antologia “Santi – Lives of Modern Saints” nasce dal piacere di mescolare riferimenti vetusti e contaminazioni molto contemporanee; a prevalere, per effetto dei contributi letterari e musicali degli autori non solo americani, è un’idea obliqua della santità, paradossale, virgolettata, più legata all’immaginario statunitense che al secolare sedimentarsi del cattolicesimo in Italia. “Santi” è un’impresa ambiziosa, che sembrerebbe, a buttarla sul facile, avere un che di miracoloso: nella sua eterogeneità, invece di apparire scombiccherata, ha preso, anche grazie alle soluzioni grafiche e alla forza del progetto, una misteriosa coerenza.


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