mercoledì 17 dicembre 2008

Intervista su lettera.com

(Pilucco dalla lunga, incalzante e densa intervista che Fabiana Piersanti mi ha fatto per http://www.lettera.com/articolo.do?id=14855 e che compare da oggi su
http://www.lettera.com/articolo.do?id=14855).



I personaggi di estrazione sociale più semplice o comunque quelli più fragili cadono quasi subito vittime delle proprie passioni. Sembra tu ti diverta, invece, a smascherare le nefandezze di quelli dotati di un intelletto un poco più fine e che, per questo, rimangono in bilico tra gli istinti più intestini e il disperato bisogno di dominarli. E' il tuo modo di dimostrare pietà verso i primi?
Le reazioni emotive dei lettori, spesso intense, mi hanno costretto a riflettere a posteriori sui miei sentimenti nei confronti dei miei personaggi. E' vero, descrivo uomini combattuti tra la forza di passioni e pulsioni e il bisogno di dominarle, e uomini che nel tentativo di spiegarsele costruiscono a propria giustificazione complessi alibi che suonano come menzogne colossali. E' quello che fa il narrante de Le larve, con una certa capacità retorica; è anche quello che altri personaggi maschili fanno in Nora, con insopportabile goffaggine. La fragilità di fronte alle proprie pulsioni è un tema potente: permette di far sentire la voce primitiva che ci parla dentro, i principi del soddisfacimento del piacere, del desiderio, della prevaricazione, ma anche l'affezione, la dipendenza. Passiamo la vita a mediare tra questi bisogni oscuri e la necessità di un controllo sociale e culturale; se il controllo riesce, non c'è storia. Se nasce il conflitto, la storia viene da sé. So di non dire niente di nuovo, ma so che continua a funzionare. Sospetto anche che nessuno di noi sappia esercitare un perfetto controllo sul se stesso più sfuggente - il che ci rende tutti potenziali protagonisti da romanzo, oltre che reali protagonisti di romanzi vissuti davvero, per la verità un tantino tirati per le lunghe, e senza un happy end convincente. In generale, proprio per le vittime delle mie storie (le Nore, le Aldine, anche i Saveri per certi versi, o gli Isacchi...) provo una sorta di compassione, anche se intellettualmente mi sento più vicino ai loro carnefici - ma ti prego di non equivocare.

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