domenica 7 dicembre 2008

Un pagina da "I sentieri di Seth"

per leggere i capitoli che amici scrittori hanno aggiunto al progetto "I sentieri di Seth" dei Kaizen, sviluppandone le suggestioni e le ossessioni . E su
per sapere in particolare come inizia e finisce questo mio piccolo contributo, intitolato "New York, 1969".
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«Com’è vivere accanto a un’artista d’avanguardia?» mi chiede la giornalista di Harper’s Bazar.
«Impegnativo» rispondo, come altre volte.
«Siete sposati?»
No, rispondo. Viviamo insieme da più di tre anni. Sì, le voglio bene. Sì, sono il suo agente.
«Sei tu dunque che la costringi a ferirsi in pubblico? Sei tu che la spingi a farlo?»
«No, no» dico subito. «Io piuttosto cerco di dissuaderla. La ricerca sul corpo è ricca di sviluppi affascinanti, ma ritengo che la si possa praticare anche in forme più, ehm, gentili».
«Capisco. Tu però le cerchi le gallerie, curi i contatti, le relazioni».
Sì, annuisco. Lo faccio da quando Patricia dipingeva su tela, cinque anni fa. L’ho conosciuta allora, dico alla giornalista. Non immaginavo che avrebbe cominciato a usare il proprio sangue, e la saliva, il sebo, le secrezioni vaginali, al posto dei colori ad olio, e che un po’ alla volta avrebbe sostituito alle tele la superficie della propria pelle.
«È la ricerca di una nuova estetica» preciso, «fondata sulla messa in discussione di tutte le convenzioni estetiche precedenti».
«Ha un valore puramente distruttivo, detto così».
«Non solo» rispondo, senza esserne convinto, «non solo… Certe sue performance, mentre smantellano le certezze acquisite, si rivelano gesti di una bellezza estrema, che lascia senza fiato».
La giornalista sembra più interessata al nostro ménage. «Chi prepara colazione di voi due?»
Io, dico. Preferisco farlo io, aggiungo sorridendo.
«E le pulizie di casa?»
Ci possiamo permettere una domestica.
«Avete dei quadri figurativi, alle pareti?»
Uno, sì. Un regalo di sua madre. Patricia corre ad appenderlo in soggiorno ogni volta che la mamma passa a trovarla. «La cara signora è ancora convinta che la figlia sia una pittrice di paesaggi. Per fortuna non legge i giornali. Ma questo non scriverlo lo stesso, per favore».
«Vorreste figli?»
No, non ora, mormoro rabbrividendo.
«E di cosa si sta occupando ora Patricia?»
Racconto di Semmelweis, Klein, e delle febbri puerperali. La giornalista, con distacco, continua a prendere appunti.
«Avevo già sentito parlare di questa vecchia storia…» dice. «Forse qualcuno ci ha fatto un film».
Klein, Klein. Patricia mi ucciderà quando scoprirà che ho rivelato su cosa sta lavorando. Qualcuno potrebbe rubarle l’idea – l’ambiente della body art è un soffocante nido di gelosie, ripicche, plagi. Sì, mi ucciderà lentamente. Meglio chiedere alla giornalista di non riportare le ultime indiscrezioni.
Klein, Klein… Perché Patricia in questi ultimi giorni sembra ossessionata più da lui, dal presuntuoso primario di ostetricia, che dallo stesso Semmelweis?

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