mercoledì 19 maggio 2010

Da "Letteratitudine": il Salone del libro di Torino 2010

(Posto - pardon - anche qui due miei interventi che il bel sito di Massimo Maugeri Letteratitudine ha ospitato nei giorni scorsi.)

Venerdì 14 maggio, ore 16.30: prima esplorazione (frettolosa, d’accordo, e stralunata) del Salone del libro di Torino, dopo la presentazione del mio “Rapsodia ecc.” nel piccolo ma accogliente stand della Regione Puglia, e dopo aver salutato gli amici (Stefano Peloso, Marco Gigliotti e Francesco Sparacino, della rivista “Colla”, che ha ospitato le prime pagine del romanzo, Marco Codebò, autore di quel gioiellino che è “Appuntamento”, l’insostituibile Agnese Manni, e vari altri…).
Il tema della memoria lo vedo ovunque, e non potrebbe essere altrimenti: dove ci sono libri, c’è un sedimento di memoria, individuale o collettiva; ogni parola scritta risuona della memoria di tutte le volte in cui è stata usata (non sentiamo tutti questi armonici, è vero, ma è solo per colpa della nostra limitata capacità di percezione). Ogni libro vive del confronto tra il passato e il presente (o tra molti passati e molti presenti), si alimenta della nostra ricostruzione del passato attraverso la memoria (una memoria che reinventa, sostituisce, risana, mette ordine, armonizza, tira fili, allaccia, costruisce ponti, scopre connessioni). Girare tra gli stand di questo Salone, o entrare in una libreria, mi dà da sempre la netta sensazione di trovarmi in uno spazio in cui la memoria individuale di ognuno diventa collettiva: e non parlo solo di quella di chi scrive e ha la ventura di farsi pubblicare, ma anche di chi legge, e in quelle pagine riconosce le proprie esperienze, e in quelle parole quelle che avrebbe voluto usare per condividere a sua volta il suo passato.
Così, oggi (ieri, cioè) ho cercato libri in cui il fertile gioco della memoria è prepotente: “Un piccolo grande Novecento”, in cui Antonio Debenedetti conversa con Paolo Di Paolo; “Terrapadre” di Silvia Martufi; “Satyricon e Satiricon” di Luca Canali; e, per entrare su un piano più direttamente storico, “Sotto falso nome” di Raffaella Simili e l’ormai classico “Zia, che cos’è la Resistenza?” di Tina Anselmi, che voglio utilizzare a scuola l’anno prossimo, perché la memoria di questi tempi va puntellata e rinforzata per benino, prima che sia troppo tardi.

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