domenica 2 maggio 2010

"Fosca - Una novella valdostana"



Quasi due anni fa, passai a Fabiana Piersanti il mio racconto "Fosca" per sapere che cosa ne pensasse. Ben presto ricevetti queste righe di commento, che ho conservate e che ora posto (pardon) in occasione dell'uscita di "Fosca" (divenuta nel frattempo "Fosca - Una novella valdostana") nell'antologia "Nero Piemonte e Valle d'Aosta - Geografie del mistero", a cura di Barbara Balbiano (Perrone).

"Ho letto la tua Fosca stamattina e, ora che ho smaltito i brividi, posso parlartene con più serenità.
Non stento a credere che sarà il noir - sempre ammesso che possa definirsi noir - più singolare della raccolta. Il tuo stile è inconfondibile e con piacere ho ritrovato, in questo raccontino - '-ino' per le dimensioni, per carità - tutte le caratteristiche della tua penna che tanto mi sono care. Oramai è così dilettevole l'esercizio al quale mi sottopongo ogni volta che ti leggo che ormai l'attendo con una certa ansia. Parlo del ricorrere al dizionario, dello scoprire su quale sinonimo è andata a cadere la tua scelta per mettere in luce quella sfumatura...

Ho notato una cosa: stavolta non ti affidi alla sola tua maestria nel formulare metafore (ce ne sono alcune che mi hanno davvero emozionato) per suggerire immagini e atmosfere, ma calchi molto sulla crudezza quasi morfologica di alcune parole (quella "merda", buttata lì, per esempio, è molto forte).
Mi piace il fatto che anche qui non ti soffermi a cercare di costruire facili suspense: tutto è annunciato; il lettore, fin dalle prime righe, può tracciare una plausibile lista di vittime e di efferatezze. L'attorno così ben esaminato impone la contestualizzazione di ogni azione. Si sa, sì, che la mucca è cattiva, è colpevole, sta nel torto, ma in qualche momento la si guarda sorprendentemente con occhi compassionevoli: la scena del parto è terribile, è disgustosa, è nauseabonda; il lettore dovrebbe felicitarsi della giusta punizione divina (o del dono demoniaco) inflitta, ma non è così: si prova tenerezza per il comportamento di Fosca nei confronti del suo aborto. Ma anche qui potrebbe celarsi un inganno (ma forse sono solo io che vaneggio): la ricerca del figlio da parte di Fosca potrebbe essere interpretato come un gesto commoventemente amorevole, ma anche come il mancato ripudio della sua componente demoniaca.
Senti, Claudio, potrei andare avanti per un'oretta buona. Davvero. Ma questo però devo dirtelo: la scena delle galline e della vedova guaritrice mi ha fatto rotolare dal ridere. Quella battuta, poi: "potrei risuscitarle", ho rischiato l'infarto...".

Nessun commento: