martedì 1 luglio 2014

Ascolti: XYQuartet

XYQuartet nasce come progetto di Nicola Fazzini al sassofono contralto e Alessandro Fedrigo al basso acustico, al cui dialogo si aggiungono in piena sintonia Saverio Tasca al vibrafono e Luca Colussi alla batteria. Le parole con cui gli stessi musicisti descrivono le composizioni del loro secondo album, appunto “XY”, pubblicato dall'etichetta nusica.org nel 2014, rimandano a procedimenti “colti” di trasformazione e combinazione del materiale di partenza (intervalli, ritmi, altezze, timbri…), contaminati simpaticamente con un immaginario fantascientifico che, se vogliamo, alleggerisce le intenzioni teoriche e le rende umoristicamente assimilabili a un’estetica nerd – la quale però non prevarica, non distrae e per fortuna rimane sottotraccia. Alla fine, si comprende che diversi brani del CD tratteggiano una sorta di musica del futuro, o ciò che in un futuro immaginario potrebbe rimanere della musica di oggi.
Mi pare interessante che il quartetto, pur ispirandosi ad atmosfere fantascientifiche e utilizzando abilmente i più recenti supporti tecnologici per la diffusione della propria musica, operi in un ambito saldamente acustico (acustico è anche il basso di Fedrigo, come gli altri strumenti): è un modo per concentrare il discorso sulla musica in sé, sulle sue componenti essenziali, più che sugli elementi esornativi. È, in effetti, musica stilizzata, concettuale, “scritta”, ritmicamente elaborata; ed è, come si diceva, musica senza fronzoli, senza sbaffi, timbricamente e dinamicamente stabile (basta, all’ascoltatore, concentrarsi sulle avventure della ricerca ritmica, sulla rigorosa irregolarità delle pulsazioni ritmiche per cogliere un senso forte di sviluppo, di narrazione).
Ne risulta un jazz lontano dal jazz, cioè dall’idea tradizionale e convenzionale della musica improvvisata. I musicisti hanno una formazione classica, e si sente: usano il jazz non come palestra per sfoghi estemporanei, per tirate improvvisative, insomma per tutto ciò che non possono fare nell’ambito della musica accademica, ma come territorio aperto alla sperimentazione, come linguaggio da prosciugare, da distillare.
(E non è nemmeno vero che non ci sia abbandono in questa musica all’apparenza imperturbabile: lo si avverte qua e là, il piacere dell’invenzione occasionale, e si intuisce a tratti, nel rapporto contrappuntistico a quattro, un che di giocoso, soprattutto se si combina l’ascolto con la lettura delle partiture che il quartetto mette a disposizione sulle pagine dell’etichetta http://www.nusica.org/it/o5_xyquartet.html. E che non sia un’operazione di fredda ricerca intellettualistica emerge chiaramente dal piacere della condivisione e dell’interplay che anima XYQuartet, sia nei concerti dal vivo sia nel rapporto affabile con gli utenti del web, basato sul principio dell’open content.)

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