venerdì 1 maggio 2009

Cinismi

Provo a ribattere a chi mi dà ancora del cinico secondo la comune accezione: non lo sono, uffa.
Potrebbe bastare questo, ma tenterò di approfondire. Nei romanzi e nei racconti mostro la sofferenza, non ne rido. Osservo gli uomini (i miei personaggi, via) agitarsi nella sofferenza, ne mostro l’inadeguatezza, l’irresolutezza, gli errori, i tentennamenti: non rido del loro dolore, della percezione angosciosa dell’insensatezza delle cose, ma piuttosto mi soffermo sulla quotidiana debolezza con cui provano a far fronte, a capire, a farsi capire, ad adeguarsi, a dar senso, a restituirlo. Lo faccio da vicino, da molto vicino: sto loro addosso. Ma resto serio.
C’è della compassione, per loro, da qualche parte, in ciò che scrivo – del rispetto, ecco, almeno per quelli che se lo meritano. Il vero cinismo starebbe nell’infilare, dopo averli accompagnati per pagine e pagine lungo la deriva della vita, un lieto fine che dia l’illusione che no, va tutto bene, è stato solo un momento un po’ così, le cose andranno meglio, stanno già andando meglio. La pietà per Nora si manifesta nel lasciarla andare da sola: accanirsi oltre sarebbe stato crudele, finire in bellezza sarebbe stato cinico. Pensiamo a de Sade: strapazza, insulta, tortura e stupra per migliaia di pagine, spinge sull’orlo dell’inferno, e poi oplà, conclude con un paio di paginette di beffardo happy end, in cui il male soccombe e il bene (o quel che ne resta) trionfa. Lui sì che ride di questo ottimismo posticcio – noi meno, non ci siamo mai arrivati fin lì, siamo stramazzati molto prima, sfiancati dalla noia, ma lo sappiamo che va così perché ne abbiamo letto altrove.
L’attenzione per i dettagli, per i mille piccoli miseri gesti o pensieri della vita, compresi quelli che l'opinione comune sente come inappropriati, può essere scambiato per cinismo. Non lo è, ripeto: è studio dell’animo, e non è colpa di nessuno scrittore se l’animo umano è quello che è. La vita quotidiana è fatta di un’infinità di momenti trascurabili che messi a fuoco rivelano più dei grandi gesti, dei pensieri elevati, degli incontri decisivi. Nel concentrarsi su questo travaglio quotidiano, intimo, la letteratura può trovare una nuova ricchezza, e una complessità che le manca quando si dà alle grandi costruzioni narrative in cui tutto è perfettamente coerente.

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