sabato 16 maggio 2009

Sintonie: Annalena Manca, 2


C. In molte pagine moduli il senso del mistero e dell'attesa, con un amore per i dettagli che non appartiene più alla nostra epoca piuttosto impaziente. Quali sono i tuoi modelli letterari?
A. Per l’”Accademia” penso per prima cosa alla produzione vittoriana, e immediatamente pre-vittoriana. Non parlo solo di letteratura, ma di saggistica, di architettura, abbigliamento, giardinaggio. Sto estendendo e rimodellando in continuazione questo campo di ispirazione, che ora mi accompagna in modo diverso, mentre scrivo un nuovo libro. Cercherò di spiegare cosa intendo elencando alcune caratteristiche, senza specificare gli autori, tuttavia ricordando che nel gruppo ci sono autrici che sono per me un esempio di vite scritte (parole non mie), che vanno a fondersi nei loro libri.
- Molteplicità di storie e personaggi, che nel corso del tempo entrano tutti in relazione. Senso sociale interno al libro. Quindi, anche studio della trama, in cui sono importantissimi certi giochi del caso.
- Assetto teatrale. Dialoghi significativi, dinamici. Ritmo, perciò teatro, e musica.
- I luoghi sono personaggi, le cose sono storie, i nomi sono profezie. Tutto è funzionale: la descrizione, ogni parola, è vicenda che avanza, nella percezione del personaggio che la porge, nella strategia del narratore che la tesse. [ Continuo a non condividere, quando a scuola un insegnante di italiano dice: “ ora lavoriamo sulla descrizione, poi passeremo al testo narrativo”: che significa?]
- Intreccio e interferenza di scritture diverse. Voci. Lettere, biglietti, diari, memoriali, dialoghi, ma anche oggetti. Gli oggetti scrivono.
- Tipi di personaggi “forti” dentro contesti apparentemente deboli o ordinari. Per faccende di carattere o per perigli della sorte, non succedono cose di tutti i giorni. E che sempre, sempre, il lettore possa comunque dirsi: perché no?
- Persistenza e insistenza di un senso continuo di proibizione o inibizione che è narrazione in sé, conflitto. Le famose gambe dei tavolini coperte fino al pavimento. Io, come scrittrice, mi colloco sotto quel tavolino. Un luogo in cui ascoltare inascoltato i passi di altre gambe coperte e asservite. Tutti restano portatori della propria nudità, colpa o avventura che sia.
Se posso, io scrivo preferibilmente scalza.

C. Si avverte in molte pagine una sorta di impegno pedagogico, soprattutto nel carattere della protagonista, nel suo modo di porsi con gli altri. È un riflesso della tua professione di insegnante, o anche, come dire, una tua idea di letteratura?
A. L’ho già detto, a me l’impegno piace, mi piace vedere le cose realizzate, anche se lavoro in un ambito in cui il metodo e la cura sono amministrati nella crescente indeterminatezza. Mi accorgo però che continuo a rigenerarmi non grazie al senso del dovere o alla soddisfazione del risultato ma in virtù della frequentazione di un mondo, quello creativo.
Nella mia storia parlo di sopravvivenza, di salvaguardia di sé come nucleo anche disordinato ma libero. Parlo anche di una cosa che conosco altrettanto bene, che è la necessità pratica di gestire la propria esistenza in un terreno sociale che ha le sue regole, con le complicazioni che si verificano quando quelle regole non rispondono alla nostra visione.
Sono convinta del valore civile dell’istruzione, vedo la lettura e la scrittura come alleati per dare relazione con sé e visione dell’altro. Le parole vanno dette, la cosa difficile è creare e mantenere con esse un rapporto che onori il senso di mistero generale che percepisco, anche il senso di impotenza e di indefinitezza. In questo senso non ho assolutamente la sensazione che quello che scrivo sia subito appropriato, né che però muoia alla nascita; non provo dispiacere alcuno nel separare da me i miei scritti. Non vedo l'ora che siano pronti perché qualcuno li legga. In questo senso, la poesia di Emily Dickinson A word is dead è la mia idea di letteratura, ma anche di lavoro.
Teresa vuole offrire questa opportunità di istruzione ai ragazzi perché semplicemente, quella è stata la sua opportunità. Perché, da scrittrice, crede nel potere superiore della parola. C’è poco da fare, ognuno tende a insegnare quello che sa, anche se dovrebbe insegnare quello che non sa
Maddalena ha avuto modo di elaborare un pensiero di livello diverso, sulla molteplicità delle chiavi offerte alle persone per realizzare la propria esistenza. Non è quel tipo di narcisista che vuole che i figli divengano artisti. È una persona cresciuta in cattività che desidera la libertà , propria e altrui, una libertà che non passa attraverso il lavoro, come per Teresa, ma attraverso il tempo. È attraverso il tempo che Maddalena si evolve come artista, che ritrova anche lo spazio, la formula visiva appropriata.
Perciò, scrivendo o tacendo, la mia idea di letteratura non è altro che l’idea su quel che le parole e i fatti e le cose dischiudono o imprigionano. Le parole è appassionante cercarle, trovarle, e dirle, anche se ci si mette un mucchio di tempo.

A word is dead
When it is said,
Some say.
I say it just
Begins to live
That day.
Emily Dickinson

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