martedì 28 luglio 2009

Una nota di Giulio Cappa sull'incontro del 17/7/09 ("Iperboli, ellissi")

Riporto le interessanti osservazioni di Giulio Cappa a proposito della deriva letteraria alla Libreria Minerva di Aosta, comparse in una nota su facebook.

"Sul cattivismo - Les écrivains méchantistes"
L'altra sera Claudio Morandini ha invitato amici e lettori a una serata particolare in libreria. Di strano c'era intanto la libreria aperta dopo cena. Poi c'era Riccardo Mantelli che proiettava diapositive sugli scaffali e faceva ascoltare effetti sonori. Particolarmente interessante una sequenza di non parlato in cui aveva messo insieme da un colloquio che poteva essere un'intervista tutto quanto non era parole: i respiri, le pause, le esitazioni, gli uhm e gli eeeh che sono il negativo della voce, lo sfondo su cui risaltano le parole.
Su questo sfondo Claudio Morandini ha letto brani dei suoi libri e di altri libri presentati come fonti, testi ispiratori o almeno affini ai suoi. Mi sono chiesto che cosa ci fosse in comune tra Nora e le ombre, Le larve, il racconto Le dita fredde, i brani di Stéphanie Hochet da Claudio tradotti in italiano, da Je ne connais pas ma force e L’apocalypse selon Embrun che mi aveva fatto conoscere in precedenza, e i testi da lui scelti di autori come Géza Csàth, Tommaso Landolfi, Michele Mari.
Mi è venuto in mente il rovesciamento di un termine della politica. Buonismo vuol dire presumere che l'avversario non sia cattivo o malintenzionato, che sia solo buono in modo diverso da noi. Un buonista è uno che non demonizza il nemico, nemmeno se è Hitler, Berlusconi o Dracula il vampiro.
Ebbene quello che hanno in comune i libri di Claudio e gli altri libri di cui lui ha parlato lo riassumerei con la parola cattivismo, cioè il presumere che a nessun costo i personaggi di cui si parla o che si descrivono, o gli uomini in generale, possano essere buoni. Uno scrittore cattivista se dovesse imbattersi in un personaggio buonista lascerebbe intendere senza parere quanto sia conveniente il buonismo se si vuole vincere al centro. Claudio ha ammesso che talvolta c'è bisogno di un personaggio almeno un poco positivo che faccia da sfondo per far risaltare meglio la cattiveria generale.
Gli autori cattivisti sono sicuramente persone molto gentili che mai schiaccerebbero una formica sul sentiero. Forse per questo amano descrivere quella parte di sé che non gli somiglia. Dato che fondamentalmente credono ai buoni sentimenti, per lungo dialogo interiore ne conoscono anche le motivazioni egoistiche profonde e pagano pegno scegliendo come temi realtà senza speranza, che rappresentano con il cinismo più crudo.
Giulio Cappa

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