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domenica 1 maggio 2016

Due racconti in due antologie

Nelle prossime settimane, e di sicuro in tempo per il Salone del Libro di Torino, usciranno due antologie pubblicate da due giovani realtà editoriali torinesi. In entrambe è presente un mio racconto.

L’antologia Comincia adesso curata da Simone Scaffidi, in uscita a giugno 2016 per Eris Edizioni, nasce da un progetto che ha coinvolto sedici scrittori e altrettanti illustratori italiani attorno al tema dell'evasione da tutte le situazioni di costrizione imposte, fisiche e mentali. Vanta una quarta di copertina di Valerio Evangelisti e la partecipazione, tra gli altri autori, di Marilù Oliva, Luca Gallo, Fabrizio Lorusso, Alberto Prunetti. Contiene il racconto Nel ventre della bestia, per davvero, illustrato da Hurricane Ivan.
Parte del ricavato delle vendite del libro andrà a sostenere la Biblioteca Popolare Rebeldies, che da anni si occupa di far arrivare libri e testi ai carcerati senza nessuna intermediazione.



L’antologia Questo libro si può anche leggere, curata da Vito Ferro e pubblicata da Autori Riuniti di Torino nel 2016, contiene dieci racconti di autori quali Paolo Zardi, Dario Voltolini, Gianluca Morozzi, Raffaele Riba, Andrea D’Agostino, ognuno abbinato a uno strumento classico della scrittura creativa. Il racconto I custodi illustra il capitolo dedicato ai Personaggi.

venerdì 15 aprile 2016

Da Fuori Asse Speciale Labirinti Festival: Francesca Scotti

Conversare con Francesca Scotti significa parlare di musica e di Giappone, oltre che, naturalmente, di scrittura. E così è stato anche nell’incontro che ho avuto il piacere di condurre il 31 ottobre alla Luna’s Torta di Torino, in occasione della presentazione del romanzo Il cuore inesperto (Elliot, 2015).

Il cuore inesperto non è, a pensarci bene, il primo romanzo di Francesca Scotti. Se vogliamo è il suo primo romanzo all’europea, con un plot che procede in una direzione ben definita. In realtà, L’origine della distanza, pubblicato da Terre di Mezzo nel 2013, era già un romanzo, sia pure “alla giapponese”, cioè una narrazione distesa, divagante, assemblaggio minimalista di gesti e pensieri e sguardi e incontri tra due mondi che si osservano, si attraggono senza capirsi davvero fino in fondo, come l’Italia e il Giappone.
Francesca Scotti resta fedele a quel modo assorto di raccontare storie comuni: e nel Cuore inesperto si concentra sulle vicende della giovane Anita, che studia la viola, oscilla tra l’amore per il suo maestro quarantenne di strumento e l’amicizia per un suo coetaneo che la accompagna al pianoforte, si divide tra genitori divorziati un po’ distratti e un po’ ansiosi. Ecco, durante la conversazione con Francesca ho tirato in ballo a questo proposito la formula dell’oscillazione – e l’autrice l’ha trovata confacente. Il romanzo continua a oscillare tra il passato (recente, vista la giovane età della protagonista) e il presente, tra l’io di Anita e lo sguardo più distaccato della narrazione in terza persona, tra l’interno (l’interiorità d Anita, ma anche tutti gli interni in cui si rifugia o si trova imprigionata) e l’esterno, tra il detto e il non detto. Oscillazione, ha anzi sottolineato Francesca, rimanda – non a caso – anche al mondo della musica, alla vibrazione delle corde, al diffondersi delle onde sonore nello spazio.
L’altra cifra che potrebbe riassumere il romanzo sta nelle atmosfere crepuscolari, nella malinconia trattenuta, nell’intensità che non diventa mai pathos, iperbole emotiva. La delicatezza di atmosfere è anche delicatezza di tono, di registro: la scrittura è appena più colloquiale che nei suoi precedenti libri, ma suona sempre sorvegliata, e non teme di intiepidire la forza di certi momenti pur di renderli con la massima precisione.
Che Francesca Scotti prediliga i mezzi toni è chiaro anche nella scelta della viola come strumento: diplomata al Conservatorio, l’autrice conosce bene la vita del musicista, e non manca di riportarne le emozioni e la routine con rara competenza. Qui, però, a dominare non è il violoncello, o il pianoforte, ma appunto la viola, strumento di timbro splendido, ma tra gli archi moderni quello con minore letteratura, e con un ruolo orchestrale e cameristico sempre di rinforzo, voce media di rado protagonista. Scegliere la viola è indice di propensione per questi toni mediani, ma allo stesso tempo è indice di carattere, perché ci vuole carattere per non buttarsi sullo studio di strumenti più visibili, più prepotenti.
Così Anita, con la sua viola sottobraccio, esplora un mondo che non gli appartiene ancora, un mondo di adulti che non la capiscono, che provano a guidarla ma sempre con un atteggiamento sbadato: la madre, il padre, il maestro di viola Gabriele, la padrona di casa, sono tutte figure sfuggenti e instabili, scontente, che sembrano non meritarsi la patente di adultità. Curiose della giovane vita di Anita e dei suoi pensieri, queste persone cercano di condizionarla ma non la capiscono davvero, e lo fanno per se stesse più che per lei.
Anita è confusa, normalmente confusa, come lo si è sempre, e come lo si è soprattutto prima dei diciotto anni, quando ci si perde tra entusiasmi e delusioni concenti, paure e amori, inerzie e accelerazioni. Ha le sue fissazioni, le sue piccole ritualità: ma chi non le ha o non le ha avute, per dominare la tensione in anni difficili (e quelli di Anita sono anni difficili)? La asseconda, nella sua confusione di adolescente, l’amico Ludovico. Ma soprattutto la accompagna la musica (lo studio, i gesti della musica), presenza stabile, affetto costante, mai messo in dubbio (forse una volta o due, ma mai sul serio). Le pagine emotivamente più intense sono proprio quelle in cui Anita rimane sola con la sua musica: in un episodio centrale, Anita resta chiusa in una stanza del Conservatorio a preparare in un intero pomeriggio un pezzo per l’esame dell’ottavo anno, lei, da sola, con un pezzo nuovo da leggere, capire, imparare, interpretare – mentre i pensieri di tutto il resto, della sua vita rimasta chiusa fuori, premono, confondono le acque, contaminano le linee melodiche.
Il mondo della musica è abitato anche da fallimenti e delusioni. Il maestro Mori sembra appartenere a questa categoria: partito con grandi ambizioni, si è rassegnato a non calcare i palcoscenici da protagonista, e, diventato insegnante di strumento, coltiva insicurezze e amarezze, travasandole su alunni e familiari. La sua seduzione di Anita sembra essere il tentativo, maldestro e anche inquietante, di tornare protagonista.
E il Giappone, che nell’Origine della distanza era dominante? C’è, anche se stavolta è rivissuto attraverso un ridimensionamento che definirei ironico. Entra nella narrazione di straforo, dalla finestra per così dire: è il Giappone a cui si dedica la madre di Anita come traduttrice, paese lontano e dalla lingua musicale ma incomprensibile, paese di abitudini bizzarre. Come se Francesca avesse decretato, con Il cuore inesperto, che la “distanza” dal Giappone tende ad accentuarsi fino a diventare incolmabile. 
Foto di Mario Greco

http://www.youblisher.com/p/1362354-FuoriAsse-Speciale-LABirinti/

venerdì 16 ottobre 2015

Presentazioni a Torino


Il 27 ottobre, alle 21, presso il Circolo dei Lettori di Torino, avrò il piacere di presentare "La garçonnière" di Hélène Grémillon, nell'ambito del Festival Labirinti (e del Festival de la Fiction Française). 
Il 31 ottobre, alle 18.30, converserò invece di musica e letteratura (e Giappone, ça va sans dire) con Francesca Scotti al Luna's Torta, sempre nell'ambito del Festival Labirinti di Torino.


Qui la locandina dell'evento al Circolo dei Lettori: 
http://institutfrancais-italia.com/it/fff2015-helene-gremillon-a-torino.
Qui il programma completo degli incontri del Festival Labirinti organizzato da Cooperativa Letteraria:
http://www.cooperativaletteraria.it/index.php/labirinti2015-menu/582-labfestival2015-home.html.

venerdì 10 ottobre 2014

Letture: Andrea Malabaila, "La parte sbagliata del paradiso"

Dopo il brillante “Revolver” – una sorta di messinscena pirandelliana impaginata con i ritmi e i colori di “Ritorno al futuro”, tutta giocata sulle interferenze tra realtà e finzione –, con “La parte sbagliata del paradiso” (Fernandel, 2014) Andrea Malabaila si affaccia, un po’ inaspettatamente, sul mondo del lavoro e dell’industria: e racconta con competenza le trasformazioni di quel mondo senza rinunciare allo stile pulito e affabile che gli è proprio.
Le vicende, se si escludono alcune pagine newyorkesi (il “paradiso” che ammicca nell’immagine di copertina?) e qualche trasferta veloce in altre parti d’Italia, si svolgono in una città storicamente e letterariamente legata allo sviluppo industriale come Torino: e nei capitoli del romanzo si respira un’aria costante di torinesità, non solo per i dettagli topografici e toponomastici, ma anche per il perdurare di una certa etica del lavoro, per il conflitto sociale latente ma perenne, per alcuni tratti comuni e trasversali come il riserbo e il pudore nell’esternare sentimenti o un certo retrogusto di perbenismo.
Lungo tutto il romanzo, che racconta prima la scalata al successo professionale e sentimentale del giovane Ivan, e poi il crollo inesorabile, Malabaila contrappone fortemente due mondi sociali, i padroni e gli operai, i ricchi e i poveri, le ville della collina e i quartieri operai, l’Italia e gli Stati Uniti, e due generazioni, cioè due modi di intendere ruoli professionali e posizione nella società: pare per un po’ che i due mondi possano incastrarsi e capirsi, grazie agli sforzi e all’ambizione del protagonista, ma il conflitto emerge quasi subito e finirà per esplodere. Eppure queste tensioni sono raccontate con i toni e i ritmi della commedia sentimentale. Malabaila è uno scrittore che non dimentica mai il garbo, che non rinuncia alla buona educazione (altro tratto di torinesità?). Non lo sentirete mai urlare, nemmeno nelle scene più tese, nemmeno quando a perdere il controllo sono i suoi personaggi. Questa scelta colora di composta malinconia anche i momenti più aspri, e tiene il romanzo lontano dal rischio dell’enfasi.
“La parte sbagliata del paradiso” ha tante facce: c’è la descrizione delle trasformazioni della vita di fabbrica, d’accordo; ma c’è anche il racconto della ricerca di una felicità che sembra a portata di mano ma che continua a sfuggire (il “paradiso” nella sua “parte sbagliata”). È in questo campo, in quello della piena realizzazione personale, che il protagonista Ivan/Ivano compie gli errori più gravi, inseguendo un’idea di successo e scalata sociale che non gli appartiene. Non credo che Malabaila, nel seguire stazione dopo stazione questo fallimento umano e professionale e sentimentale, voglia suggerire che è meglio che ognuno rimanga al suo posto, i ricchi con i ricchi i poveri con i poveri – anzi, sono sicuro che non è questa la sua intenzione. Credo piuttosto che, attraverso questo romanzo di “formazione” in cui tutto, da un certo punto in poi, sembra andare storto, Malabaila abbia inteso raccontare una presa di coscienza dei propri limiti e delle proprie reali capacità, la catarsi dalle ambizioni messe malamente a fuoco, la scoperta di una dimensione più vera (per raggiungere la quale bisogna passare attraverso varie tappe, fin quasi a perdersi), il distacco da certi falsi miti di successo a ogni costo che hanno concimato le menti delle generazioni nate negli anni ottanta/novanta fino a sconnetterle dalla realtà.

domenica 25 maggio 2014

Stor(i)e di Torino: "Favole con insetti"

Nel maggio 2014 la casa editrice Las Vegas di Torino ha pubblicato, a cura di Vito Ferro e Carlotta Borasio, un libretto intitolato argutamente “Stor(i)e di Torino” a cui hanno collaborato diversi autori (tra gli altri Piero Calò, Andrea Malabaila, Massimiliano Valentini, gli stessi Ferro e Borasio), con brevi racconti ispirati a negozi storici, piccoli esercizi commerciali, laboratori artigiani della città. Ho avuto il piacere di partecipare anch’io alla raccolta, con due pezzi. Il primo, intitolato “Favole con insetti”, prende spunto da quelle che per me sono le vetrine più suggestive di via Po, “Ciano Apparecchi Scientifici”, al n. 12. Ne riporto la versione pubblicata, ridotta rispetto alla stesura originale che apparirà domani, per la gioia dei filologi.


Una sosta davanti alla vetrina di Ciano, Wunderkammer carica di insetti, minerali e strumenti scientifici, è un invito a imbastire storie. Eccovene tre.
1) A notte fonda, gli insetti esposti si risvegliano, distendono le elitre e le zampette aggranchite, si salutano da una teca all’altra. Rincuorano i nuovi arrivati: no, non è difficile abituarsi a pendere da uno spillo, anzi a lungo andare diventa una comodità, quanto era penoso invece strisciare tra le foglie, in un mondo pieno di pericoli, alcuni dei quali (camaleonti, lucertole) sono pure essi incorniciati lì attorno, finalmente innocui e canzonabili.
2) Certe mattine, quando via Po non è ancora affollata, famigliole di invertebrati della collina si recano davanti alla vetrina. Pallide farfalle nostrane contemplano rabbrividendo lontane parenti tropicali. Un macaone dice alla sua modesta bella: Mi piaci di più tu. Una cavolaia già arruffata rassicura i suoi bruchini: Ma no, sciocchini, non diventerete mai come loro. Maggiolini miopi sbattono la testa contro il vetro, e non si capacitano di non poter avvicinare certi loro simili dalle corazze barocche. Ragnetti concupiscono invano certe grasse migali, convinti che per una fugace liaison con quelle varrebbe la pena essere divorati. Da dentro, gli insetti esotici guardano storto quella folla, e i più nervosi mandano tutti a rotolare pallette di sterco.
3) Una sera, quegli invertebrati, che la vicinanza con gli strumenti scientifici ha reso ingegnosi, progettano una fuga. Il periodo migliore sembra il Carnevale, quando passerebbero inosservati in mezzo alla miriade di animaletti finti che i ragazzini infilano nelle tasche altrui; ma il freddo ucciderebbe molti di loro, provenienti dalle zone più calde del mondo. Si ripiega così sull’estate, quando frotte di insettacci tormentano i passanti: mescolarsi con questi irrita molti, ma sarà una convivenza di pochi minuti, giusto il tempo di infilarsi in un parco – e lì, finalmente liberi, dar vita a una comune pacifica almeno nelle intenzioni.

giovedì 6 febbraio 2014

"A gran giornate" a "Letture di traverso"

Letture di Traverso è il programma di incontri organizzato da Cooperativa Letteraria.
Tra gli autori finora coinvolti: Gianluigi Ricuperati, Ernesto Aloia, Fabio Geda, Enrico Remmert, Demetrio Paolin, Giorgio Vasta, Emiliano Amato, Mauro Tomassoli, Daniele Pugliese, Marco Lazzarotto, Andrea Pomella.

Il nuovo appuntamento è giovedì 27 febbraio con Claudio Morandini e il suo romanzo A gran giornate (La Linea). All’incontro, che si terrà al Ristorante Cacio & Pepe (via San Quintino 2, Torino), farà seguito la Cena con l’autore.

Per partecipare è sufficiente scrivere una mail aInfo@cooperativaletteraria.it
Per i Soci il costo è di euro 18,50 (8,50 per il libro + 10 per la cena).





venerdì 1 novembre 2013

LABirinti, alcune foto

Il 25 ottobre ero a Torino, all'Open 011, ospite del LABirinti Festival organizzato dagli amici di Cooperativa Letteraria. Nel pomeriggio ho avuto il piacere il presentare il saggio di Massimiliano Borelli, "Prose dal dissesto" (Mucchi, 2013), dedicato al tema della narrativa sperimentale dei primi anni sessanta (ne abbiamo già parlato più volte). Ecco un paio di foto dell'incontro.
 Subito dopo ho conversato con Giuseppe Giglio, autore de "I piaceri della conversazione" (Sciascia, 2010), a proposito della letteratura come tessitura di una rete fitta e feconda di rimandi, contatti, incontri (come dialogo, appunto, tra lettore, autore, critico, al di là delle epoche, tra passato presente e futuro). In un certo senso, Giglio e io abbiamo lasciato che il suo saggio e il mio "A gran giornate" conversassero alla ricerca (non difficile) di affinità e assonanze.

domenica 6 ottobre 2013

LABirinti



Il programma di LABirinti Festival - Narrazioni, tra arte e vita, che si terrà a Torino presso Open 011, in corso Venezia 11, dal 25 al 27 ottobre, abbonda di eventi e di autori. Per conoscere il calendario completo cercate qui: http://cooperativaletteraria.it/index.php/labirinti/247-labirinti-festival-home.html.
Qui troverete tutti gli autori coinvolti: http://cooperativaletteraria.it/index.php/labirinti/251-labirinti-festival-autori.html. Sono felice e orgoglioso di far parte di un gruppo così, assieme al mio "A gran giornate".
Dal ricco programma trascrivo di seguito gli appuntamenti in cui sarò presente. E ringrazio (non è la prima volta, vero?) gli amici della Cooperativa Letteraria di Torino che mi hanno voluto coinvolgere.

Venerdì 25 ottobre    
h. 16.00 Questi strani romanzi
Massimiliano Borelli presenta il saggio "Prose dal dissesto" (Mucchi, 2013), dedicato alla narrativa del Gruppo 63. Interviene Claudio Morandini.

h. 17.00 Le confidenze degli scrittori, tra romanzo e saggio 
Una conversazione di Giuseppe Giglio (I piaceri della conversazione, Sciascia) e Claudio Morandini (A gran giornate, La linea). 

Sabato 26 ottobre 
h. 10.00 Presentazione e premiazione delle opere partecipanti al contest letterario Labirinti di Parole alla presenza delle case editrici coinvolte nel progetto. 
In giuria: Giuseppe Giglio, Sara Calderoni, Raffaello Palumbo Mosca, Chiara Fenoglio e Claudio Morandini. 

giovedì 2 maggio 2013

"A gran giornate": due presentazioni

Qualche fotografia delle ultime presentazioni di "A gran giornate". Le prime immagini risalgono a ieri, primo maggio 2013; nello Spazio Assaggi di Babel, Festival della Parola in Valle d'Aosta 2013, si è parlato di "A gran giornate" con Paola Corti e i componenti dell'Ensemble Jazz SFOM diretto da Manuel Pramotton. Paola, accompagnata dai musicisti, ha letto brillantemente alcune pagine del romanzo, esaltandone la varietà di registri.



Le fotografie seguenti si riferiscono a una presentazione avvenuta il 27 aprile 2013, presso la Libreria Belgravia in via Vicoforte a Torino; con me, Mauro Tomassoli ("L'estate di Camerina", splendida raccolta di racconti pubblicata da Avagliano) e Silvio Valpreda ("Circo Inferno", intrigante romanzo uscito per Gaffi). L'evento era a cura degli amici di Cooperativa Letteraria. Le foto in questo caso sono di Mario Greco, che ringrazio.





domenica 14 aprile 2013

“A gran giornate”: prossimi appuntamenti.


Con un po' di impazienza riporto date e orari delle prossime presentazioni del mio "A gran giornate" (La Linea, 2012)..

- Sabato 27 aprile, alle 18, presso la Libreria Belgravia, in via Vicoforte 14/d a Torino, presentazione del volume di racconti “L’estate di Camerina” (Avagliano, 2012) di Mauro Tomassoli e dei romanzi “Circo inferno” (Gaffi 2012) di Silvio Valpreda e “A gran giornate”, a cura di Cooperativa Letteraria. Saranno presenti gli autori.

- Mercoledì 1 Maggio 2013, alle 18.30, presso gli stand di Babel - Festival della parola in Piazza Chanoux, ad Aosta. Interverrà Paola Corti.

- Sabato 18 maggio alle ore 16, in occasione del XXVI Salone Internazionale del Libro, presso il Lingotto Fiere di Torino, in via Nizza 280, nella Sala Avorio, presentazione dei romanzi editi da La Linea di Bologna “Le effemeridi” di Stéphanie Hochet e “A gran giornate”, alla presenza degli autori. Interverrà Alberto Sebastiani.

martedì 26 febbraio 2013

"A gran giornate" il primo marzo a Torino