mercoledì 25 marzo 2015

Da Letteratitudine News: intervista a Maria Panetta (prima parte)

Riprendo dal blog letterario Letteratitudine di Massimo Maugeri la prima parte dell'intervista a Maria Panetta, fondatrice, assieme a Matteo Maria Quintiliani, della rivista bimestrale “Diacritica” (http://www.diacritica.it). L'intervista integrale si può leggere qui:

CLAUDIO MORANDINI - Il primo numero di «Diacritica» mi pare animato insieme da rigore metodologico e da autentica passione. Mi pare anche di capire che sia qui una delle differenze, forse la più importante, sia rispetto alla babele di contributi di ispirazione letteraria sul web sia rispetto alla trattatistica di stampo puramente accademico. Sei d’accordo?

MARIA PANETTA - Mi fa molto piacere che si percepisca così nettamente quali sono i nostri principi ispiratori. «Diacritica» vuole, infatti, essere prima di tutto una rivista scientifica, e per questo si è dotata di un apposito Comitato di studiosi (tra cui Valeria Della Valle, Alessandro Gaudio, Matteo Lefèvre, Italo Pantani, Paolo Procaccioli, Giuseppe Traina), alcuni strutturati (ordinari, associati e ricercatori universitari) e altri che insegnano da anni a contratto presso vari atenei e hanno ottenuto l’Abilitazione Scientifica Nazionale del 2012. Il rigore metodologico di cui dovremmo essere garanti si sposa, però, come sottolinei, anche con le passioni di ognuno di noi: la letteratura e la lingua italiana, la filologia, la critica letteraria e la storia dell’editoria, la comparatistica e la traduttologia etc.
Del resto, è proprio per passione che è nata l’idea di fondare un periodico. Personalmente, erano anni che meditavo di lanciare un’iniziativa in campo editoriale: dopo una tesi di dottorato di ricerca in Italianistica su tutta l’attività di Croce editore e fondatore di collane editoriali (monografia uscita nell’Edizione Nazionale delle sue Opere), ho lavorato come ufficio editoriale e stampa presso le Edizioni di Storia e letteratura, e per qualche mese come redattrice esterna della romana Salerno; sono stata, inoltre, docente di “Giornalismo culturale” e dal 2008 insegno “Storia dell’editoria” per lo stesso Corso di laurea magistrale (“Editoria e scrittura”) presso il quale avevo conseguito una seconda Laurea in “Gestione dell’impresa editoriale”: puoi ben dedurre quanto il mondo degli editori mi abbia sempre affascinato!

CLAUDIO MORANDINI - Quando ti è venuta l’idea della rivista? E come mai i suoi fondatori sono due?

MARIA PANETTA - Ho trovato l’entusiasmo necessario per intraprendere davvero questo percorso nel 2013, quando Matteo Quintiliani e io ci siamo conosciuti a un Congresso dell’ADI (l’Associazione Degli Italianisti): a parte la sintonia dal punto di vista umano, ci siamo resi subito conto di essere accomunati prima di tutto dalla passione per la filologia. Matteo è un quattrocentista della “scuola” di Italo Pantani, addottorato all’Università di Durham e specialista della storiografia letteraria inglese sul Rinascimento italiano, ma anche grande lettore di poesia e conoscitore della letteratura sudamericana, portoghese, balcanica etc., nonché collezionista di libri e appassionato di rarità bibliografiche. Discutevamo spesso di questioni filologiche inerenti la sua tesi di dottorato sul senese Bernardo Ilicino o la mia edizione critica della Velia di Cicognani e, pian piano, abbiamo iniziato a pensare a un progetto comune, condensatosi prima di tutto intorno alla realizzazione di edizioni critiche di testi inediti o da ripubblicare. Si sono subito aggiunti al nucleo iniziale del progetto i nostri interessi per la critica letteraria e per la storia della stampa; poi, con l’ingresso nel Comitato scientifico di Matteo Lefèvre (ispanista dell’Università di Tor Vergata e fine traduttore dallo spagnolo, nonché valido studioso di petrarchismo e non solo), si è affiancata la volontà di dedicare attenzione anche alle traduzioni e, dal punto di vista teorico, alla traduttologia.
Per tornare alla tua prima domanda, comunque, penso che ci accomuni alle riviste accademiche la volontà di lavorare con rigore e disciplina (che non animano proprio tutti i blog letterari, indirizzati anche a un altro tipo di lettore e ‒ opportunamente ‒ caratterizzati spesso da taglio e contenuti più “leggeri”), ma non me la sentirei di parlare, per le riviste scientifiche, di scarsa passione, dato che chi fa questo lavoro è, di norma, animato da un autentico interesse: di certo, però, noi abbiamo scelto una formula particolare, perché non dipendiamo da nessun ateneo, e dunque forse possiamo permetterci qualche libertà in più rispetto a una classica rivista di Dipartimento.

CLAUDIO MORANDINI - Volendo semplificare (spero non troppo): a quale tipo di lettore si rivolge «Diacritica»?

MARIA PANETTA - La nostra vocazione “scientifica” ci fa rientrare sicuramente nell’etichetta di pubblicazione “di nicchia” (so, ad esempio, che il mio lungo articolo sulle varianti della Velia è pressoché illeggibile per i lettori non specialisti!); però, come sai, abbiamo deciso di “aprire” anche a estratti e capitoli di tesi di laureati o dottorandi brillanti e, soprattutto, di offrire la possibilità a chiunque di inviare recensioni, purché siano in linea con il nostro principio di voler ripristinare l’originaria funzione della recensione stessa: una guida per orientarsi nella selva di pubblicazioni che ormai escono ogni giorno, e non soltanto una forma di pubblicità di determinati “prodotti” da parte di critici “amici”…
Direi che la sezione “Recensioni” ambisce a essere letta da qualsiasi appassionato di letteratura; quella dedicata a “Inediti e traduzione” può attrarre lettori di poesia, anche se non specialisti; i pezzi di taglio didattico della sezione “Strumenti” possono essere utili anche per studenti universitari o a scopo divulgativo. In conclusione, penso che i nostri lettori-tipo possano essere diversi: dallo studioso accademico allo specialista, dal lettore colto allo studente curioso, dall’appassionato di poesia al cultore della letteratura italiana…

CLAUDIO MORANDINI - L’editoriale di Domenico Panetta, Le ragioni di una presenza, insiste sulla necessità di «essere culturalmente e pienamente presenti» per contribuire a ragionare sul momento di crisi (non solo editoriale) e di profondo malessere e sulla complessità contraddittoria del mondo attraverso gli strumenti più aggiornati e senza scorciatoie e facilonerie.

MARIA PANETTA - Sì. Come avrai immaginato, il nostro Direttore responsabile è mio padre, giornalista pubblicista da 53 anni (ha scritto sul «Fiorino», sulla «Gazzetta del Mezzogiorno», sul «Tirreno», sul «Giornale d’Italia» etc.), ex professore di Diritto ed Economia dell’Istituto tecnico-commerciale “Duca degli Abruzzi” di Roma e docente di “Scienze sociali” presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino fino al 2003. Ha pubblicato monografie e articoli sull’economia della famiglia, sulla legislazione scolastica, sul diritto internazionale e la legislazione sociale, e, per svariati anni, ha tenuto la rubrica di “Economia” di «Idea», nota rivista fondata nel 1945 dall’antifascista Monsignor Pietro Barbieri e, nei suoi ultimi anni, diretta dal critico d’arte Giuseppe Selvaggi, purtroppo scomparso.
Da tempo, mio padre è in pensione ma, quando gli ho parlato del mio progetto e gli ho chiesto di diventare il nostro Direttore, per tutta risposta ha subito iniziato a ideare il suo primo Editoriale. Questo per dire che, nonostante l’età, la sua curiosità verso il mondo attuale e i cambiamenti in atto è rimasta immutata nel tempo: la sua volontà di presenza attiva e incisiva è la stessa di 50 anni fa. Sebbene non sia bravissimo a navigare in Internet, ha capito immediatamente, con la lungimiranza che lo ha sempre caratterizzato, che la Rete è uno strumento potentissimo di condivisione delle informazioni e delle conoscenze e che ha un potenziale pressoché illimitato nella capacità di abbattere le barriere culturali fra i popoli e le diverse civiltà. Col suo inguaribile ottimismo, ritiene che non si possa non cogliere l’occasione offerta dal Web di contrastare costruttivamente questa ondata di scoramento e disillusione che pervade il mondo attuale, in perenne crisi. La crisi, infatti ‒ concordo ‒, deve rappresentare un momento di crescita, di messa in discussione dei vecchi approcci e anche delle conoscenze ormai consolidate; dev’essere trasformata in opportunità, con la partecipazione attiva del singolo a un cambiamento che avrà ricadute su tutta la collettività…

CLAUDIO MORANDINI - Quindi, «Diacritica» è anche una rivista militante?


MARIA PANETTA - Sì: vi accenniamo nel Programma, col riferimento alla freccia rossa che taglia trasversalmente la “D” del marchio. In questo senso, mio padre stesso ha compreso profondamente la mia esigenza di prendere parte attiva al rimodellamento della società di domani: sono convinta che anche una rivista letteraria possa avere un ruolo importante e incisivo in tal senso, essendo la Filologia maestra di Verità e di rigore, l’Ermeneutica un veicolo di diffusione dello spirito critico, la Storia dell’editoria un’efficace chiave di lettura anche del mondo politico di oggi (specie in Italia, ove sappiamo che la situazione è singolare rispetto ad altri paesi…). E, ancora: la Comparatistica un sistema per confrontarsi con l’Altro, col Diverso, e rintracciare tradizioni culturali comuni, valorizzando le specificità proprie di ogni cultura, che non possono che arricchire il bagaglio collettivo di conoscenze condivise; infine, l’Interdisciplinarità un metodo per colmare l’apparente divario esistente tra humanae litterae e cultura scientifica e per “rintracciare Dio”, in senso lato (passami l’espressione), in ogni particella del creato, in ogni dettaglio. Ovviamente, cercando di non perdere mai la visione d’insieme delle cose.
(Continua)

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