Riprendo dal blog letterario Letteratitudine di Massimo Maugeri la prima parte dell'intervista a Maria Panetta, fondatrice, assieme a Matteo Maria Quintiliani, della rivista bimestrale
“Diacritica” (http://www.diacritica.it). L'intervista integrale si può leggere qui:
CLAUDIO MORANDINI - Il
primo numero di «Diacritica» mi pare animato insieme da rigore metodologico e
da autentica passione. Mi pare anche di capire che sia qui una delle
differenze, forse la più importante, sia rispetto alla babele di contributi di
ispirazione letteraria sul web sia rispetto alla trattatistica di stampo puramente
accademico. Sei d’accordo?
MARIA PANETTA - Mi fa molto piacere che si percepisca così
nettamente quali sono i nostri principi ispiratori. «Diacritica» vuole,
infatti, essere prima di tutto una rivista scientifica, e per questo si è
dotata di un apposito Comitato di studiosi (tra cui Valeria Della Valle,
Alessandro Gaudio, Matteo Lefèvre, Italo Pantani, Paolo Procaccioli, Giuseppe
Traina), alcuni strutturati (ordinari, associati e ricercatori universitari) e
altri che insegnano da anni a contratto presso vari atenei e hanno ottenuto
l’Abilitazione Scientifica Nazionale del 2012. Il rigore metodologico di cui
dovremmo essere garanti si sposa, però, come sottolinei, anche con le passioni
di ognuno di noi: la letteratura e la lingua italiana, la filologia, la critica
letteraria e la storia dell’editoria, la comparatistica e la traduttologia etc.
Del resto, è proprio per passione che è nata l’idea di
fondare un periodico. Personalmente, erano anni che meditavo di lanciare
un’iniziativa in campo editoriale: dopo una tesi di dottorato di ricerca in
Italianistica su tutta l’attività di Croce editore e fondatore di collane
editoriali (monografia uscita nell’Edizione Nazionale delle sue Opere), ho
lavorato come ufficio editoriale e stampa presso le Edizioni di Storia e
letteratura, e per qualche mese come redattrice esterna della romana Salerno;
sono stata, inoltre, docente di “Giornalismo culturale” e dal 2008 insegno
“Storia dell’editoria” per lo stesso Corso di laurea magistrale (“Editoria e
scrittura”) presso il quale avevo conseguito una seconda Laurea in “Gestione
dell’impresa editoriale”: puoi ben dedurre quanto il mondo degli editori mi
abbia sempre affascinato!
CLAUDIO MORANDINI - Quando
ti è venuta l’idea della rivista? E come mai i suoi fondatori sono due?
MARIA PANETTA - Ho trovato l’entusiasmo necessario per
intraprendere davvero questo percorso nel 2013, quando Matteo Quintiliani e io
ci siamo conosciuti a un Congresso dell’ADI (l’Associazione Degli Italianisti):
a parte la sintonia dal punto di vista umano, ci siamo resi subito conto di
essere accomunati prima di tutto dalla passione per la filologia. Matteo è un
quattrocentista della “scuola” di Italo Pantani, addottorato all’Università di
Durham e specialista della storiografia letteraria inglese sul Rinascimento
italiano, ma anche grande lettore di poesia e conoscitore della letteratura
sudamericana, portoghese, balcanica etc., nonché collezionista di libri e
appassionato di rarità bibliografiche. Discutevamo spesso di questioni filologiche
inerenti la sua tesi di dottorato sul senese Bernardo Ilicino o la mia edizione
critica della Velia di Cicognani e,
pian piano, abbiamo iniziato a pensare a un progetto comune, condensatosi prima
di tutto intorno alla realizzazione di edizioni critiche di testi inediti o da
ripubblicare. Si sono subito aggiunti al nucleo iniziale del progetto i nostri
interessi per la critica letteraria e per la storia della stampa; poi, con
l’ingresso nel Comitato scientifico di Matteo Lefèvre (ispanista dell’Università
di Tor Vergata e fine traduttore dallo spagnolo, nonché valido studioso di
petrarchismo e non solo), si è affiancata la volontà di dedicare attenzione
anche alle traduzioni e, dal punto di vista teorico, alla traduttologia.
Per tornare alla tua prima domanda, comunque, penso che ci
accomuni alle riviste accademiche la volontà di lavorare con rigore e
disciplina (che non animano proprio tutti i blog letterari, indirizzati anche a
un altro tipo di lettore e ‒ opportunamente ‒ caratterizzati spesso da taglio e
contenuti più “leggeri”), ma non me la sentirei di parlare, per le riviste
scientifiche, di scarsa passione, dato che chi fa questo lavoro è, di norma,
animato da un autentico interesse: di certo, però, noi abbiamo scelto una
formula particolare, perché non dipendiamo da nessun ateneo, e dunque forse
possiamo permetterci qualche libertà in più rispetto a una classica rivista di
Dipartimento.
CLAUDIO MORANDINI - Volendo
semplificare (spero non troppo): a quale tipo di lettore si rivolge «Diacritica»?
MARIA PANETTA - La nostra vocazione “scientifica” ci fa
rientrare sicuramente nell’etichetta di pubblicazione “di nicchia” (so, ad
esempio, che il mio lungo articolo sulle varianti della Velia è pressoché illeggibile per i lettori non specialisti!);
però, come sai, abbiamo deciso di “aprire” anche a estratti e capitoli di tesi
di laureati o dottorandi brillanti e, soprattutto, di offrire la possibilità a
chiunque di inviare recensioni, purché siano in linea con il nostro principio
di voler ripristinare l’originaria funzione della recensione stessa: una guida
per orientarsi nella selva di pubblicazioni che ormai escono ogni giorno, e non
soltanto una forma di pubblicità di determinati “prodotti” da parte di critici
“amici”…
Direi che la sezione “Recensioni” ambisce a essere letta da
qualsiasi appassionato di letteratura; quella dedicata a “Inediti e traduzione”
può attrarre lettori di poesia, anche se non specialisti; i pezzi di taglio
didattico della sezione “Strumenti” possono essere utili anche per studenti
universitari o a scopo divulgativo. In conclusione, penso che i nostri
lettori-tipo possano essere diversi: dallo studioso accademico allo
specialista, dal lettore colto allo studente curioso, dall’appassionato di
poesia al cultore della letteratura italiana…
CLAUDIO MORANDINI - L’editoriale
di Domenico Panetta, Le ragioni di una presenza, insiste sulla necessità di «essere culturalmente e pienamente
presenti» per contribuire a ragionare sul momento di crisi (non solo
editoriale) e di profondo malessere e sulla complessità contraddittoria del
mondo attraverso gli strumenti più aggiornati e senza scorciatoie e
facilonerie.
MARIA PANETTA - Sì. Come avrai immaginato, il nostro
Direttore responsabile è mio padre, giornalista pubblicista da 53 anni (ha
scritto sul «Fiorino», sulla «Gazzetta del Mezzogiorno», sul «Tirreno», sul
«Giornale d’Italia» etc.), ex professore di Diritto ed Economia dell’Istituto
tecnico-commerciale “Duca degli Abruzzi” di Roma e docente di “Scienze sociali”
presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino fino al 2003. Ha
pubblicato monografie e articoli sull’economia della famiglia, sulla
legislazione scolastica, sul diritto internazionale e la legislazione sociale,
e, per svariati anni, ha tenuto la rubrica di “Economia” di «Idea», nota
rivista fondata nel 1945 dall’antifascista Monsignor Pietro Barbieri e, nei
suoi ultimi anni, diretta dal critico d’arte Giuseppe Selvaggi, purtroppo
scomparso.
Da tempo, mio padre è in pensione ma, quando gli ho parlato
del mio progetto e gli ho chiesto di diventare il nostro Direttore, per tutta
risposta ha subito iniziato a ideare il suo primo Editoriale. Questo per dire
che, nonostante l’età, la sua curiosità verso il mondo attuale e i cambiamenti
in atto è rimasta immutata nel tempo: la sua volontà di presenza attiva e
incisiva è la stessa di 50 anni fa. Sebbene non sia bravissimo a navigare in
Internet, ha capito immediatamente, con la lungimiranza che lo ha sempre
caratterizzato, che la Rete è uno strumento potentissimo di condivisione delle
informazioni e delle conoscenze e che ha un potenziale pressoché illimitato
nella capacità di abbattere le barriere culturali fra i popoli e le diverse
civiltà. Col suo inguaribile ottimismo, ritiene che non si possa non cogliere
l’occasione offerta dal Web di contrastare costruttivamente questa ondata di
scoramento e disillusione che pervade il mondo attuale, in perenne crisi. La
crisi, infatti ‒ concordo ‒, deve rappresentare un momento di crescita, di
messa in discussione dei vecchi approcci e anche delle conoscenze ormai
consolidate; dev’essere trasformata in opportunità, con la partecipazione
attiva del singolo a un cambiamento che avrà ricadute su tutta la collettività…
CLAUDIO MORANDINI - Quindi,
«Diacritica» è anche una rivista militante?
MARIA PANETTA - Sì: vi accenniamo nel Programma, col riferimento alla freccia rossa che taglia
trasversalmente la “D” del marchio. In questo senso, mio padre stesso ha
compreso profondamente la mia esigenza di prendere parte attiva al
rimodellamento della società di domani: sono convinta che anche una rivista
letteraria possa avere un ruolo importante e incisivo in tal senso, essendo la
Filologia maestra di Verità e di rigore, l’Ermeneutica un veicolo di diffusione
dello spirito critico, la Storia dell’editoria un’efficace chiave di lettura
anche del mondo politico di oggi (specie in Italia, ove sappiamo che la
situazione è singolare rispetto ad altri paesi…). E, ancora: la Comparatistica
un sistema per confrontarsi con l’Altro, col Diverso, e rintracciare tradizioni
culturali comuni, valorizzando le specificità proprie di ogni cultura, che non
possono che arricchire il bagaglio collettivo di conoscenze condivise; infine,
l’Interdisciplinarità un metodo per colmare l’apparente divario esistente tra humanae
litterae e cultura scientifica e per “rintracciare Dio”, in senso lato (passami
l’espressione), in ogni particella del creato, in ogni dettaglio. Ovviamente,
cercando di non perdere mai la visione d’insieme delle cose.
(Continua)
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